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2Cellos – Il violoncello su un altro livello

2Cellos - Il violoncello su un altro livello

Spineless Laugh

2Cellos - Il violoncello su un altro livello

2Cellos – Il violoncello su un altro livello

Il metallaro vecchio stampo

La notizia del giorno è che il bisogno bulimico di parità dei sessi ha ormai infettato anche una nicchia così minuscola e di settore come quella che raccoglie i cinque (5) appassionati di un genere musicale in rapida ascesa su YouTube: le cover di gruppi metal o più o meno hard-rock fatte da adolescenti bellocci con strumenti relativamente classici (per non dire arcaici).

Non abbiamo infatti dato il tempo al povero metallaro medio vecchio stampo di farsi una ragione dell’esistenza delle Harp Twins, facendo leva su uno dei pochi argomenti (gli altri due sono “giuro che reggono due Tennent’s Super senza fare una piega” e “con quei bei capelli lunghi lisci e biondi sai di quale headbanging sono capaci?”) che stanno a cuore a un metallaro vecchio stampo

“Vabbè dai, però son fighe!”

che già il nostro povero amico (il metallaro vecchio stampo) deve fronteggiare l’assalto a tutte le sue più ferree sicurezze da parte della nuova next-big-thing che sta squassando le fondamenta della nicchia di cui sopra.

Pino Scotto 2cellos 2Cellos - Il violoncello su un altro livello pino scotto metallaro

Il metallaro vecchio stampo nei panni di Pino Scotto

Stiamo ovviamente parlando della versione maschile delle nostre due gemelle wotaniche preferite: i 2Cellos.

E toglietevi subito dalla testa di poter tornare dal metallaro vecchio stampo cercando di nuovo di convincerlo con in mano una motivazione così poco plausibile come

“Vabbè dai, però son fighi!”

Al metallaro vecchio stampo non piacciono i maschi.
Figurarsi poi quelli con i capelli corti.

Provate con quella cosa delle Tennent’s.
Ma non son molto fiducioso.


Leggendo la loro biografia ufficiale, ci sono almeno tre cose che saltano subito all’occhio. Tre cose che, tra l’altro, la nostra mente nostalgica non può non associare a tre personaggi storici che un tempo fecero breccia nei nostri cuori per non andarsene mai più.

Jozip Broz

Innanzitutto la prima, un questione storico-geografica con potenziali gravi ripercussioni socio-politiche che mi limiterò qui solo a riportare evitando accuratamente di analizzarla a fondo, conscio della mia ignoranza in materia di questioni balcaniche. Nel senso, non sono un esperto dell’argomento (ho semplicemente visto tutti i film di Kusturica e questo credo solo peggiori la cosa), ma trovo abbastanza bizzarro che i due si definiscano (e stiamo parlando di una fonte teoricamente più che affidabile, il loro sito web ufficiale, mica repubblica.it) “young Croatian cellists”, soprattutto alla luce del fatto che sono uno effettivamente croato e l’altro invece sloveno. Probabilmente il maresciallo Tito (pace all’anima sua) avrebbe gradito, ma allo stato attuale, vista la spinta indipendentista cui ci hanno abituato i paesi dell’ex-Jugoslavia, mi pare una scelta di storytelling un po’ azzardata (al limite del refuso, mi verrebbe da dire), se non l’ennesimo sopruso ai danni della povera, piccola Repubblica di Solvenia, ancora una volta cannibalizzata da un vicino più grande nonostante l’indiscutibile vittoria nella Guerra dei Dieci Giorni del ‘91.

Elton John

La seconda è un problema di testimonial: se tiri in ballo costantemente gente come AC/DC, Muse, Guns’n’Roses e altri tamarretti hard-rock del genere ma il tuo primo sponsor è Elton John, poi non lamentarti se la tua fan-base ha dei momenti di forte crisi identitaria.

“Go and see them live, because it really is astonishing! I can’t remember seeing anything as exciting as them since I saw Jimi Hendrix live back in the 60’s”

Elton John

 

Come se io la prima volta che ascoltai i Quintorigo rifare dal vivo Foxy Lady avessi pensato “Non riesco a ricordare di aver sentito niente di così eccitante da quando vidi Elton John al Festivalbar negli anni 80”. Improbabile: avevo due anni, negli anni ‘80. Poi, per l’amore di Dio, io lo capisco anche, Elton John: per chiunque di noi non c’è niente di più entusiasmante di quello che abbiamo sentito o visto quando avevamo vent’anni. Siamo tutti un po’ Elton John in questo: anche io la prima volta che ho sentito Elton John (due minuti fa, per la precisione, giusto per documentarmi un attimo e non scrivere troppe cazzate in questo articolo) ho pensato “Cavolo, non ho mai sentito niente di più deliziosamente melenso da quando vidi Cristina D’Avena rifare dal vivo la sigla di Kiss Me Licia alla Festa dell’Unicorno, annuale raduno di cosplayer tra Artimino e Vinci, back in the 90’s” ma mica lo sbandiero così ai quattro venti: mi faccio piuttosto vedere in giro – rigorosamente solo, malinconico e tenebroso quanto basta – ai concerti di gruppetti islandesi semisconosciuti per mantenere intatta la mia fama (costruita a fatica negli anni con sangue, sudore, shoegazing di una certa qualità) di fine intenditore di musiche indiependenti e smaliziato cultore di band di nicchia, così da poter continuare a esercitare un certo fascino sulle ragazzine hipster nonostante sia ormai alle soglie della pensione.

Ma mi pare evidente che io e Elton John abbiamo target diversi.

Gianni Rodari

La terza è una scelta di claim a dir poco imbarazzante.

“We achieved sensational success by taking cello to a new level”

Rodari John

 

Uno statement del genere, “portiamo il violoncello su un altro livello”, pare uscito da un libro di filastrocche per bambini, o al massimo dal diario di un rapper tredicenne di Quart’Oggiaro, se non, nella migliore delle ipotesi, da una conversazione tra due operai di un’impresa di traslochi davanti a un ascensore su cui campeggia irrisorio un cartello scritto a mano: “GUASTO”.

“Dotto’, c’è un problema: preferisce che lasciamo lo strumento qua nell’atrio o chiamiamo qualche amico per tirarlo su dalle scale? Nel caso dovremo rivedere il preventivo però eh!”


Manuel Agnelli

Al secolo Luka Šulić e Stjepan Hauser, direttamente dai Balcani a YouTube passando giusto un attimo per gli uffici della Sony Masterwork a firmare un contratto che li salvasse dal loro futuro segnato di precari insegnanti di musica in conservatori-wanna-be di provincia.

Anche loro un’infanzia difficile: per dire, il padre di Luka, un musicista classico maniaco-ossessivo di Ragusa trapiantato a Maribor per sfuggire a Equitalia, costruisce come Mike Agassi una macchina automatica che spara 2500 palline al giorno che il figlio è costretto a respingere fin dalla tenera età utilizzando il violoncello a mo’ di racchetta da tennis.

True story, più o meno.

2Cellos - Sosia 2cellos 2Cellos - Il violoncello su un altro livello 2cellos sosia

Marc Marquez nei panni di un modello per GAS in uno shooting improbabile e Tom Beck nei panni dell’ispettore Ben Jäger in una scena del telefilm poliziesco tedesco Cobra 11, entrambi insieme nei panni dei 2Cellos

Studi classici, un master in Croazia dove si conoscono (senza starsi particolarmente simpatici – anzi, le cronache dell’epoca li ritraggono addirittura come “rivali”, perennemente persi in schermaglie dialettiche del tipo “io son più figo di te” / “sì ma suoni il violoncello peggio di Elton John”), il completamento della formazione all’estero (Vienna, Manchester, poi Londra) e per finire il ritorno in una patria senza profeti, vincitori, nè vinti con in tasca una notevole tecnica strumentale tristemente annacquata dalla domanda da un milione di kune (circa 140.000 dollari al cambio del tempo): cosa cazzo ce ne facciamo?

La svolta nel bel mezzo di un falò durante la notte di Ferragosto sulla spiaggia di Crikvenica, quando, a metà dell’ennesima suite per viola una biondina di Dramalj, sulla quale entrambi avevano delle mire tardo-puberali, chiese loro esasperata: “ma non potete suonare la Canzone del Sole come tutti gli adolescenti normali che stanno iniziando a imparare la chitarra?”.

Fu una specie di fulmine a ciel sereno, di illuminazione sull via di Damasco (l’avevano presa larga, ma si sa, quando inizi l’interrail non sai mai dove vai a finire), di epiphany senza stream of conciousness: rifare con solo due violoncelli i pezzi più mainstream della storia del pop e del rock, senza passare per dei meri approfittatori che infangano la purezza della musica colta, ma piuttosto presentandosi come quelli che portano – appunto – il violoncello su un altro livello, riuscendo anzi ad adagiare lo strumento classico nei cuori di coloro che molto probabilmente nemmeno sapevano che esistesse.

Come Manuel Agnelli giudice a X-Factor insomma, ma meno indie.

Highway 2Cellos

Al primo tentativo fanno subito centro: il video di Smooth Criminal di Micheal Jackson, girato da un loro amico con un budget di nemmeno 1000 euro (7500 kune circa, ma nel frattempo la Croatia è entrata a far parte dell’Unione Europea), li vede soli in mezzo alla stanza di un sedicente glorioso teatro di una grande capitale slava, circondati di sedie vuote (alcune delle quali rovesciate dalle onde sonore generate dalla foga belluina della loro performance, caratterizzata da quella che da lì in poi sarà la loro cifra stilistica, ovvero dei movimenti sussultori del corpo e della testa presi direttamente dall’estetica classica delle crisi epilettiche), impegnati in un duello all’ultimo crine di cavallo (quelli dell’archetto, dico) per contendersi l’attenzione di una donzella che avevano conosciuto la sera prima in un pub locale (un omaggio evidente a quell’amore estivo, quanto platonico e non ricambiato, che nel ricordo brucia ancora, di cui sopra).

Da quel momento, come si sul dire, è tutta discesa, e la loro parabola verso il successo planetario diventa a dir poco vertiginosa: un tour mondiale con Elton John (come dicevamo), una serie impressionante di sold-out in negli Stati Uniti, in Giappone, in Sud America, in Australia e in Europa, la partecipazione a eventi del calibro del Queen’s Diamond Jubilee di fronte alla regina Elisabetta, del Ford’s Theatre Annual Gala con il (fu) presidente Obama, della cerimonia degli Emmy a Los Angeles o di quella per l’assegnazione del Pallone d’Oro Fifa in Svizzera, senza contare le non proprio sporadiche comparsate in programmi radio e TV (dal Tonight Show di Jay Leno, all’Ellen DeGeneres Show, alle finali della UEFA Champions League), il tutto sempre condito da interviste di spessore durante le quali – mescolando senza vergogna nè ritegno Mozart e i Nirvana, Vivaldi e i Muse, Beethoven e i Guns’n’Roses – ci hanno deliziato con perle come

We love AC/DC as much as Bach: both are simple and convincing in what they do.

Ma forse parlavano di Sebastian Bach.
Il cantante degli Skid Row, dico.

In ogni caso, in men che non si dica, (ad oggi) 1.160.000 like su Facebook, 71.200 follower su Twitter e tutta una serie di video che farebbero gratis la fortuna di qualunque social media manager, visto che viaggiano sui 4/5 milioni di visualizzazioni l’uno.

A dimostrazione che la ricetta funziona eccome, ed ora anche i più abbrutiti fan di Sons of Anarchy sotto la doccia – pur continuando a indossare il giubbotto di pelle – canticchiano la Sonata No.5 in Fa minore.


Cello Twins

Insomma.
Se vi siete persi il devastante il concerto dello scorso Maggio all’Arena di Verona (io ovviamente sì) non potete mancare (io ovviamente sì) a Milano per il live del Mediolanum Forum il prossimo 30 Marzo. Con soli duecento euro (+ nove di diritti di prevendita) potete accaparrarvi un succoso Vip Package che comprende un biglietto Parterre Gold, un meet & greet esclusivo con i due bei manzetti prima o dopo lo show, una foto digitale con gli artisti da postare subito sui social, una t-shirt da collezione, un CD autografato e un pass commemorativo da collezione che diventerà immediatamente l’elemento più invidiato del vostro altarino dei feticci musicali.

Ma datevi una mossa, perchè non so quanti ne siano rimasti.

Io, nel frattempo, continuo a trastullarmi col mio sogno erotico ricorrente, ovvero una finale di doppio misto 2Cellos / Harp Twins all’ATP 250 di Umago: che ne so, tipo

Šulić – Kitt C.   vs.   Hauser – Kitt K.

Una meravigliosa storia a lieto di fine di amore, arpe, violoncelli e tennis, da cui trarre una serie TV al meglio dei tre set arricchita da una sceneggiatura orgiastica a metà tra Games of Thrones e Foster-Wallace.


 

(si ringazia Coccimari per la non scontata selezione musicale)

 

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