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90s Collage vol.3 ▽ A STRANGER ON A TRAIN – THE TRIP-HOP EXPERIENCE

90s Collage vol.3 ▽ A STRANGER ON A TRAIN - THE TRIP-HOP EXPERIENCE

90s Collage vol.3 ▽ A STRANGER ON A TRAIN - THE TRIP-HOP EXPERIENCE

90s Collage vol.3 ▽ A STRANGER ON A TRAIN – THE TRIP-HOP EXPERIENCE

LIFE: Il trip-hop è uno dei generi musicali che più ha lasciato il segno nella mia vita, uno strascico di velluto scuro che mi porto dietro con discreta, silenziosa cura.
Associo questo genere a mia madre, che me lo fece conoscere, nel 1995. Un giorno tornai a casa da scuola e improvvisamente.. la calda e ruvida voce di Tricky a tutto volume sul nostro Bang&Olufsen ultimo modello, nero con casse blu, sensore tattile di attivazione. Un gioiello che mia madre amava come un figlio, simbolo della sua emancipazione alla dittatura dell’antiquariato tanto cara al suo ex consorte.
Mia madre, che normalmente ascoltava De Andrè, Mina, musica classica o Blues americano, quel giorno tra le varie faccende quotidiane si fermò al negozio di musica e comprò Maxinquaye, il primo album di Adrian Thaws, in arte Tricky. (Grazie mamma. Ti devo musica per il resto della vita).
Il secondo elemento del mio passato adolescenziale tutto rigorosamente nineties legato al trip-hop fu la prima volta che lasciai il nido nel 1999 per trasferirmi a Londra su due piedi. Cose che solo a 19 anni ti puoi permettere di realizzare con tale incosciente disinvoltura.
Andai a vivere con Ludovic, il secondo mio primo amore. Arrivai in settembre e mi accorsi ben presto di quanto potesse essere “difficile” vivere a Londra d’inverno… il buio alle 4pm e la pioggia, l’umidità dei marciapiedi e la condensa sui vetri e pavimenti dei doubledeck di ritorno a casa, in Peckham Rye.
A casa però si stava bene, c’era la moquette, la carta da parati, la luce gialla fioca di lampadine penzolanti.. il soffitto basso e scrostato.
Quell’anno uscì l’album Mezzanine dei Massive Attack. Uno dei più belli di tutti i tempi.
La ascoltavamo in cassetta, su uno stereo di pessima qualità prestatoci da qualche amico. Ricordo soprattutto quando stavo sola e ascoltavo quella cassetta in loop, anzi, in “auto reverse”.
E in quella casa, mezza vuota e mezza rotta, dove c’erano più ombre che luci, mi sembrava di essere dentro un loro videoclip, per interi pomeriggi a volte.

MUSIC: Negli anni ’90 “The Bristol Sound” corrispondeva essenzialmente a tre artisti, Massive Attack, Tricky, Portishead. Erano quelli che tutti conoscevamo. Quando ho deciso di creare questa playlist, mi sono finalmente documentata e sono andata alla ricerca di tutto quel trip-hop che ancora non conoscevo. Con mia immensa gioia ho trovato album che negli anni ’90 mi sarebbe stato molto più difficile reperire, credo sia stata una delle ricerche più divertenti mai fatte in vita mia.
Ho scoperto una cosa: l’identità del trip-hop è ambigua e sfuggente.
Ho ascoltato tutto il trip-hop possibile, seguendo le indicazioni di ogni sito o blog che abbia trovato in internet, ho letto articoli, testi, recensioni, opinioni e commenti, ho ascoltato settimane di musica e tuttavia nessuna band per me è risultata veramente una band trip-hop.
Ho scoperto che Massive Attack, Tricky, Portishead (in parte) sono stati gli unici veri fautori e precursori del genere. Ci sono delle sonorità specifiche, quei beats cupi e quei loop languidi che si mescolano con elementi hip hop e talvolta campionature di vecchie ballate. Questa è la caratteristica primaria dei tre citati ma per tutti gli altri le maglie del rigore stilistico si allentano, e di molto.
Ad esempio ci sono gruppi come gli Archive, inglesi, che hanno dei pezzi trip-hop in quasi ogni loro album, ma sono tutti album che tendono di più verso altri generi. Per gli Sneakers Pimps lo stesso discorso, i Wax Tailor invece sono una crew (francese) hip-hop le cui sonorità a volte scendono di tono e diventano pezzi trip-hop. In moltissimi altri album che ho ascoltato ho trovato solo una o due canzoni prettamente trip-hop mentre le altre si sbilanciavano sempre o dalla parte del down-tempo, o dell’elettronica o dell’indie, o hiphop, …breakbeat, jungle, reggae drum n base.
Ed è questo il punto, il trip-hop è tutti questi generi mescolati insieme. E’ già di per se un assemblaggio di elementi eterogenei.
Il suo è un equilibrio precario, sublime ma precario.
Il trip-hop a mio parere è stato il risultato inaspettato di un esperimento non voluto. I massive Attack, Tricky e Portishead (in parte), sono le radici e il tronco dell’albero del “Bristol Sound” stesso e i rami sono tutti gli altri, tutta quella costellazione di artisti che ad esso si è ispirato, con il quale ha collaborato, al quale ha voluto dare sempre nuove luci e ombre, srotolando così il tappeto rosso alla musica del terzo millennio.
Nato dall’underground musicale inglese anni ’90 che spulciava la tradizione dell’hiphop americano per porlo di fronte al suo primo coraggioso antagonista, il trip-hop si è evoluto in tutt’altra direzione, nello spazio, nel tempo, nella durata e nel significato. Il trip-hop è nato a Bristol, ma la sua fortuna è globale, non è rimasto radicato nella scena della propria terra come lo era il britpop, né aveva attinenze con l’hiphop soprattutto per quanto riguarda la poetica e la comunicazione. Il trip-hop non è il canale di sfogo del degrado urbano, è il canale di sfogo dell’ anima, è introspettivo, soffuso, languido e avvolgente.
Profondamente simbolico, stratificato di significati, semplici ma a tre dimensioni, come una millefoglie musicale, volutamente sinuoso e contorto come una donna diffidente.
Robert de Naja parla di “anima inquieta” del trip-hop. Perfetta definizione.
E se le ascolti bene, le canzoni ti dicono esattamente di chi è l’anima e perché è inquieta.
La mia sensazione è quella di una musica che ha la “femminilità” nella sua essenza. Non certo perché cantata da donne o perché i testi riguardino esperienze femminili, è la sostanza stessa della musica ad essere molto “femmina”, una femmina guardata da qualcuno, una donna spiata da non troppo lontano, come se non si potesse farne a meno, come quando sei in treno, e vedi una sconosciuta, attraverso i sedili, mentre è assorta. E’ lo sguardo di qualcuno che poi ci scrive sopra una canzone. Non è certo lo sguardo che ha l’hip-hop verso la donna e nemmeno si può dire sia un genere prettamente romantico, direi più uno sguardo sensuale, ambiguo ma amorevole, sembra musica fatta per riaprire vecchie vie di comunicazione tra maschi e femmine. E io la vivo ancora in questo modo.

FILM: Ho scelto questi film, Leon (Luc Besson – 1994), Buffalo 66 (Vincent Gallo – 1998), Eternal sunshine of a spotless mind ( Michel Gondry – 2004 In Italia: Se mi lasci ti cancello). Non sono film inglesi è vero, ma come ho detto, il trip-hop ha le radici a Bristol ma la sua fortuna è stata internazionale, basti pensare a quante colonne sonore di film americani sfruttano le canzoni dei Massive Attack o Tricky, oltre alle composizioni vere e proprie come la colonna sonora di Danny the Dog.
Ho scelto questi film perché sono quelli che per me possono rappresentare meglio l’anima inquieta del trip-hop.
Perché i tre protagonisti maschili sono tra quelli che ho amato e amo di più.
Sono tre uomini cupi, complessi, solitari. Ma del “macho” o del super eroe non hanno proprio nulla. Sono piuttosto degli orsi sensibili, anti-eroi maldestri, dei Don Chisciotte fortunati. Tutti e tre guardano la loro donna con lo stesso autentico, ingenuo desiderio di conoscerla, di andare cerebralmente più a fondo.
Il trip-hop, come ho detto, ha lo stesso tipo di sguardo.

 

…§§ tracklist §§…

. Time to Rhyme – Smith & Mighty
. Five Man Army – Massive Attack
. It’s a fire – Portishead
. Stranger on a Train – Nathaniel Merriweather
. Night interlude – Nightmares On Wax

…§§ INTERLUDE: Buffalo 66 (photo scene) §§…

. Sugar Water – Cibomatto
. About Her – Malcolm Mac Laren
. Overcome – Tricky
. Lucy’s talking – Kid Loco

…§§ INTERLUDE: Eternal sunshine §§…

. Last Five – Archive
. Inertia Creep – Massive Attack
. Bom Bom Diggy – Tricky

…§§ INTERLUDE: Leon ( Piggy) §§…

. Loretta Young Silk – Sneaker Pimps
. Bus Stop Bitties – RJD2
. Angel – Massive Attack
. Invasion – Unkle
. I want some fun – Jay-Jay Johanson
. This Love – Craig Armstrong feat. Elizabeth Fraser

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