SEDATIVO – IPNOTICI

#104 Hypnotic Metamorphosis with Alt-J: how to (not) dis∆ppear completely

#104 Hypnotic Metamorphosis with Alt-J: how to (not) dis∆ppear completely

Spineless Laugh

#104 Hypnotic Metamorphosis with Alt-J: how to (not) dis∆ppear completely

#104 Hypnotic Metamorphosis with Alt-J: how to (not) dis∆ppear completely

L’avrete sentito dire tutti da qualcuno, più di una volta.
L’avrete detto voi stessi, o quantomeno l’avrete detto a voi stessi, almeno una volta.
Vorrei scomparire.

Ecco.
Io a tutti quelli che han detto, o si son detti, che l’han sperato o buttato lì anche solo per scherzo, vorrei scomparire, vorrei far notare una cosa.
Dispiace deludervi, vorrei confessare a tutti questi sedicenti David Copperfield, ma sta già succedendo.

L’avete mai guardata la vostra faccia al centro dello specchio?, vorrei chiedere a tutti questi desaparacidos volontari.
No? meglio così.

Altrimenti avreste visto come si trasforma di giorno in giorno. Come si muove. Qualche giorno più di altri, s’intende. Non molto, questo è ovvio, ma sarebbe sufficiente osservare con attenzione, allenarsi un minimo, concentrarsi quel che basta, per essere in grado di distinguere le minuscole metamorfosi della pelle, quell’incavatura fronte che si è modificata nel corso della notte, fosse anche solo di mezzo millimetro nella direzione suggerita gentilmente dalla gravità. E lo vedrete, eccome se lo vedrete. Se ci mettete un po’ di impegno e non vi perdete in quello che vi riesce meglio: far finta di niente. I vostri contorni che diventano più sottili, il profilo del teschio più vago. Eppure non siete ancora scomparsi del tutto. Ci vuole tempo. Anni. Però state scomparendo. Stiamo scomparendo. Scompariamo a noi stessi, diventando un altro ogni giorno che passa.

Dateci un’occhiata attenta, alla vostra faccia al centro dello specchio, voi, in lista d’attesa al corso low-cost per diventar fantasmi.
Vedrete che poi vi passa, la voglia di scomparire.

E allora capirete quanto è necessaria questa pillola, e spererete davvero che funzioni.
Perchè il siero per non andarsene pian piano (o comunque per scomparire meno) non poteva che essere cercato tra le note degli Alt-J (∆), che giusto qualche mese fa han tirato fuori dal cilindro This Is All Yours, un album bellissimo e invisibile, di quelli che ti accorgi quanto son belli solo quando ci sbatti contro e il naso comincia a sanguinare.
Come le porte a vetri della Feltrinelli ma meno imbarazzante.
Un album fatto di canzoni che quando iniziano sono una cosa e e nel giro di qualche minuto son già diventata un’altra, per poi confondersi in quella successiva in un modo così naturale che quando te ne rendi conto è ormai troppo tardi. Come la tua faccia al centro dello specchio. Come quei millimetri dispersi. Come quelle porte a vetri del cazzo. Come sempre.

50 minuti in cui sei ancora qui, ma non sei più quello che sei.
Come la faccia di Johnny Cash, messa a chiusura sperando che giochi il ruolo di catalizzatore negativo nei confronti di tutto questo maledetto processo ineluttabile. La voce, di Johnny Cash, che si snoda su quel pentagramma fatto di rughe che è la sua faccia, che prende gli atomi di un capolavoro dei Nine Inch Nails e li scambia di posto fino a farlo dissolvere e poi formarsi di nuovo, mascherato di una veste più matura, forse più saggia, ma non meno cattiva. A dire quanto, il tutto, in ogni caso, faccia male.

È un trucco, ci mancherebbe, ma pur di non scomparire, si fa quel che si può.
Per il resto, diceva il poeta, nessuno può controllare le acrobazie dei quark.

 

1. Alt-J – The Gospel of John Hurt (00:05:16)
2. Philip Selway – Coming Up for Air (00:03:35)
3. The Drums – I Can’t Pretend (00:04:46)
4. Glass Animals – Gooey (00:04:37)
5. Garden City Movement – Move On (00:03:28)
6. Hozier – Take Me to Church (00:03:58)
7. The Acid – Fame (00:03:49)
8. Zulu Winter – Heavy Rain (00:04:36)
9. Alt-J – Nara (00:04:55)
10. Ásgeir – Going Home (00:03:56)
11. Sylvan Esso – Play It Right (00:03:00)
12. Thom Yorke – Interference (00:02:49)
13. Johnny Cash – Hurt (00:04:03)

 

agisce in (00:51:08)

(artwork di Dan Mountford)

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