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ANNI – Doppia intervista a Elena Guidolin e Bea Zanin

ANNI - Doppia intervista a Elena Guidolin e Bea Zanin

ANNI - Doppia intervista a Elena Guidolin e Bea Zanin

ANNI – Doppia intervista a Elena Guidolin e Bea Zanin


-Ciao, dicci subito cosa stavi facendo prima di rispondere a queste domande, questa è una invasione della tua privacy.

B. Ciao! Stavo mangiando un croccante alle mandorle. è ora di pranzo!

E. Ciao! Bevevo un caffè in preda all’abituale disagio post-prandiale, meditando se accendermi o meno l’ennesima sigaretta.

-Da dove vieni? Quanto ha influenzato la tua città sulla Musica che crei e sul tuo modo di disegnare?

B. La mia città d’origine è Vicenza, ma ormai posso considerarmi torinese. Risponderò su entrambe le città. Torino, città della magia bianca e della magia nera, non si può dire che non sia attraversata da una forza creativa che rimbalza dalla regale elegante luminosità all’oscuro baratro dei bassifondi. Semplificando direi che è una città “presa bene e presa male”. Nella mia musica ci sono entrambi gli aspetti. Per quanto riguarda Vicenza, città da cui mi sono allontanata qualche anno fa, credo di essere stata influenzata dalla perfezione formale dell’architettura palladiana e dal classicismo. Tutto sommato nella mia musica non voglio distanziarmi troppo dal pop, amo le melodie orecchiabili, la tipica struttura canzone strofa-ritornello, talvolta la rima.

E. Sono nata a Vicenza ma vivo e lavoro a Bologna ormai da anni. Entrambe le città mi hanno certamente influenzata in qualche modo: Vicenza, credo, per le atmosfere sospese, rarefatte e, volendo, malinconiche di alcuni miei lavori – quell’aria immobile, molle e umida delle vie del centro. Bologna, invece, ha una specie di “carnalità” (non saprei come definirla altrimenti) che a Vicenza è estranea e che invece mi interessa e mi ritrovo spesso a esplorare. In più, molto del mio immaginario mi sembra si rifaccia anche alla luce violenta e ai profili aspri visti in certi paesaggi del Sud.

-Parlaci del testo di “Anni”/Parlaci dei disegni del video di “Anni”

B. Il testo di “Anni” è una sorta di conversazione tipo che si può avere con sé stessi a proposito di tutto il tempo che si è perso e che si perde dietro alle proprie ansie, paure e disagi vari. Il ritornello apre alla speranza: anche se è difficile riprendersi e accettare di aver glissato sulla vita per parecchio tempo, si può cambiare atteggiamento e rinascere, in un certo senso. Meglio tardi che mai, meglio (dopo) anni che mai.

E. L’idea di partenza era quella di raccontare una storia che non rimandasse direttamente al testo ma ne fosse una metafora o un’allegoria. Il taglio è volutamente cupo, e ho cercato di rendere il tutto il più espressivo possibile sperimentando diverse soluzioni, sia per quanto riguarda l’inchiostrazione (dal pennello al pennino di bambù, a spugne e tessuti usati come timbri per creare le texture), sia per l’animazione, che si basa sulla tecnica del rotoscopio e sfrutta molto il montaggio. Il colore, invece, è digitale.

-Come vi siete conosciute?

B. Ci siamo conosciute al liceo. Facevamo parte di due licei rivali, io frequentavo lo scientifico e lei il classico. Nonostante l’opposizione tra i due istituti siamo diventate amiche e spesso abbiamo camminato insieme verso casa, biciclette a mano.

E. Al liceo, le nostre scuole erano vicine e all’uscita ci si ritrovava tutti nella piazza antistante. Si chiacchierava, avevamo amici in comune, scoprimmo di abitare nello stesso quartiere e spesso facevamo la strada insieme.

-Il video vi rappresenta? Nel senso, la protagonista, a chi delle due somiglia di più?

B. La protagonista, Nima, è chiaramente una proiezione di Elena su carta. Il video mi appartiene perché in esso mi rappresenta la disperazione di Nima, la freddezza di Maschera, il calore dell’alba rossa, il furore del mare in burrasca.

E. Nima, al di là dell’aver usato me stessa come modello, credo assomigli a entrambe – e non solo. Il video, cioè, nel nero dell’acqua, nel bianco accecante della tempesta e nel giustapporsi dei segni vuole rappresentare quella sensazione di spaesamento, paura e confusione che è facile provare quando si crede di aver perso (il controllo di) qualcosa e non si riescono a vedere sbocchi e soluzioni possibili. Anche se ci sono, sempre.

-Cosa fai mentre non ti occupi di Musica/Disegno?

B. Mangio croccanti alle mandorle e rispondo alle interviste. Mi piace parlare con la gente.

E. Bevo un sacco di caffè e un sacco di spritz, leggo libri che so già non finirò mai, ascolto musica e perdo cose.

-Quando scrivi una canzone ti capita mai di pensare contemporaneamente a come sarà il video? Mentre disegni ti è mai capitato di pensare “ah sì, questi andrebbero bene per una canzone”?

B. Sì, e a volte il pensiero diventa realtà: grazie Elena.

E. Sì, spesso. Quindi, grazie Bea!

-Che cosa vedi nel tuo futuro prossimo?

B. Vedo una metaforica corsa in salita coronata da un’esplosione di luce. E tanta nuova musica.

E. Una casa nuova con un’enorme scrivania per poter lavorare su nuovi progetti.

-Continuerete a collaborare?

B. Certo.

E. Sicuramente sì, io non vedo l’ora.

-Avete mai pensato di animare i concerti con disegni live?

B. Sì, stiamo pensando a uno spettacolo transmediale organizzato in questo modo.

E. Sì, e ci stiamo organizzando per farlo. In generale, trovo molto interessante questo tipo di interazione tra musica e disegno, più performativa ed estemporanea della forma video.

-Bea, la tua canzone scritta da te che preferisci e perchè; Elena il disegno che hai fatto a cui sei più legata e perché.

B. Le canzoni sono come i figli, non ne hai uno preferito, hanno tutti un senso nell’economia e nell’entropia del sistema. Vuoi bene anche a quelli venuti un po’ male. E quelli venuti bene, che si arrangino.

E. Non saprei. Sono legata a tutti i lavori fatti, anche quando, riguardandoli a distanza di tempo, non mi piacciono più o noto errori e ingenuità; quegli errori hanno un senso, averli fatti mi aiuta a non ripeterli.

-Consigliateci tre bar importanti nella vostra biografia personale

B. Rat Bar a Torino:
qui ho presentato tutti i miei video. Si tratta di un luogo molto aperto alle proposte artistiche.
Dunque a Torino:
si incontrano tanti musicisti simpatici, un barista è scorbutico, la birra è ottima
Qualsiasi bar di stazione ferroviaria:
osservare la gente che passa e che va.

E. Inizierei con il Bar Astra, a Vicenza, luogo degli aperitivi giovanili. A Bologna, Modo Infoshop, bar e libreria indipendente (parte del circuito Interno 4) e ritrovo di fumettisti e altra varia umanità. Organizzano spesso presentazioni e concerti, all’uscita dall’Accademia finivo immancabilmente lì. In ultimo, La Paresse, detto anche l’Anarchico: lo frequentavo spesso i primi anni di università, mi ricordo di lunghissime serate invernali trascorse a mangiare noccioline e bere vino rosso e denso mentre si affrontavano discussioni spinose sugli argomenti più svariati.

-Qualche data per vedere dal vivo i vostri lavori? 

B. Giovedì 19 novembre alle Officine Corsare a Torino.

E. Sarò presente a BilBolBul, il festival internazionale del fumetto di Bologna, con un paio di progetti recenti, tra collettive e presentazioni: i Diari da uno Spettacolo e B Comics. Ne saprete di più a pubblicazione del programma definitivo.

– E ora che farete subito dopo questa intervista?

B. Andrò alle prove con Mao. Sono in ritardo devo scappare! Ciao!

E. Un altro caffè.

Bea su Facebook e sul suo sito.

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