Ben Geier: Record Label Rebrands

Ben Geier: Record Label Rebrands

Ben Geier è un designer/fotografo/regista di Chicago, particolarmente affermato in campo pubblicitario ma con un’anima a modo suo indie-oriented che non riesce/vuole lasciar da parte la sua innata passione per la musica (non è infatti un caso che nel suo passato annoveri svariati tentativi di metter su un gruppo per suonare almeno in garage e che la sua attuale brillante carriera sia partita proprio dalla produzione dell’artwork per dischi, demo e flyer da lasciare sul bancone dei peggiori pub dell’Illinois).

Ad oggi, ha al suo attivo numerosi spot per una nutrita schiera di multinazionli, qualche video per band più o meno di nicchia e un sacco di belle foto, ma, come spesso accade in questi casi, dà il meglio di sè in quei progetti personali, paralleli, nati quasi per scherzo, quelle cose a cui ti dedichi dopo cena, una volta lavati i piatti, per rilassare la mente stanca alla fine di una giornata in cui hai appena finito di girare l’ultima pubblicità della Toyota o della Motorola.

È questo il caso della serie Record Label Rebrands, idea fantastica (e fantasticamente realizzata) a cui Ben lavora da un po’ (e ancora in corso d’opera, quindi, come si dice, stay tuned): il concetto è semplice, ridisegna i loghi delle sue etichette musicali preferite secondo uno stile del tutto diverso, con un particolare gusto retrò dichiaratamente ispirato alla matita di quel Bruce Timm che negli anni ’90 dette vita alla colpevolmente sottovalutata serie animata di Batman.

Il risultato è sorprendente: i loghi in questione prendono vita e profondità diventando immediatamente parte di un potenziale oscuro paesaggio urbano, come se fossero incisi sui muri sporchi della periferia di Gotham City, con le luci di taglio dei lampioni che ne allungano le ombre a ricordare la famosa spot-light che a suo tempo serviva come richiamo per l’uomo pipistrello.

E questo citazionismo del tutto volontario, in conclusione, è l’unico motivo per cui possiamo definire vintage lo stile di queste piccole opere, perchè, a noi di Pill Tapes, col senno di poi, qua dal 2186, viste come si sono evolute le cose in seguito, l’idea di Ben Geier risulta tutto meno che uno sguardo al passato, ma piuttosto un’intuizione se non proprio futurista, almeno futuribile.

Un grido di allarme a dire senza mezzi termini che in un mondo in cui tutto è perduto, la musica è, a tutti gli effetti, l’unico vero supereroe che ci rimane.

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