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Chicas Bondi ci racconta come fotografare ragazze sull’autobus e perchè

Chicas Bondi ci racconta come fotografare ragazze sull'autobus e perchè

Chicas Bondi ci racconta come fotografare ragazze sull'autobus e perchè

Chicas Bondi ci racconta come fotografare ragazze sull’autobus e perchè

Tempo fa abbiamo raccontato l’idea semplice ma controversa di Chicas Bondi, un fotografo argentino: scattare fotografie sugli autobus senza chiedere permesso. Scatti rubati di vita metropolitana, ma anche di grande bellezza. Il nostro corrispondente per il Sud America è riuscito ad ottenere una intervista con Chicas Bondi per capire meglio cosa anima la vita di un fotografo mobile di successo.

Ti sei mai innamorato di una ragazza?

Beh, Sì… Ora sto uscendo con una “chica” che ho fotografato un po di tempo fa e ti dico anche che non fu l’unica; io non le cerco, neppure chiedo loro il nome o qualsiasi altro tipo d’ informazione, alcune volte poi mi cercano loro, alcune altre si spingono loro stesse oltre e io ovviamente, come uomo, mi limito a godere di questa cosa; scusa perché mi dovrei porre dei problemi?

 Come ti ritrovano e soprattutto come ti associano ad un volto?

Per quanto riguarda la prima che ebbi, successe tutto cosi un po’ per caso; lei aveva una amica comune con me su Facebook, io misi la foto sul mio profilo, la mia amica la taggò e lei mi aggiunse. Delle altre due ragazze con cui sono uscito, perchè di fatto sono uscito con solo tre, la seconda mi mandò un messaggio al blog chiedendomi di uscire con una motivazione che parve molto coerente. In pratica mi disse con tutta onestà che visto che le avevo fatto una foto della quale era venuta a sapere per caso aveva piacere di conoscere l’autore dello scatto, insomma che c’era di strano? Infine la terza mi trovò sempre su Facebook, dove abbiamo chiacchierato un paio di volte e senza forzare nulla, da lì a poco siamo usciti assieme.

Quando iniziasti con il blog?

Febbraio 2012 dopo che avevo tentato l’esperimento di un’album con una trentina di foto nella mia pagina personale di Facebook, poi subito dopo le cancellai e spostai tutto sul blog.

Secondo te perché sta funzionando un progetto così?  Mi spiego, perché una donna trova cosi tanto gusto in questo progetto, forse perché si ritrova suun blog fotografico, o forse perché ha la possibilità d’intendere il pensiero/ apprezzamento maschile su una piattaforma che di per sé è libera?

Mmmm..interessante. Dunque, ho varie teorie; partendo dal presupposto che tutto ciò che faccio segue le mie migliori intenzioni, ci sono, per esempio, foto dove le ragazze escono male o mi accorgo che la posa è molto rara, allora molto semplicemente le cancello. Non ho bisogno di prenderle per il culo. Non devo denigrare la bellezza femminile, non è il mio caso. Internet è uno spazio certamente cosi bello per la sua libertà, ma allo stesso tempo molto pericoloso. Sai quante volte mi sono trovato commenti a donne bellissime che non avevano senso?  Quindi, il mio interesse non è sessuale; il mio interesse è sottolineare lo stile, l’atteggiamento, la classe del sesso femminile.

L’altra teoria è legata al concetto di realtà. Pensa ai “reality”, sappiamo tutti che è roba falsa, decisa a tavolino eppure tutti noi li guardiamo e ci emozioniamo. Magari ok, tu e io non li guardiamo, ma pensa a quanti amici fanno andare avanti il business del reality. Ecco questo l’ho coniato con un termine “Artertainment” (Art e Entertainment). Pensa che credo ci sia un livello di ricerca, più superficiale, dove si osserva la realtà e poi c’è un livello più profondo, attraverso il quale ci si può arrivare da diverse direzioni, dove si riesce ad interrogare i livelli più concreti della società.

Questo è quello che faccio con Chicas Bondi.

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Hai mai subito qualche polemica?

Quando iniziai a farlo, e ancora oggi, non pensavo fosse qualcosa di male e che potesse essere visto come invadente Sapendo che era qualcosa di male non lo avrei mai fatto, ovviamente.  No ho bisogno di farlo per forza. Capi che era una cosa che mi attirava e avevo un “diritto” assoluto nel poterlo fare. Era una mia semplice interpretazione della realtà che mi stava attorno, più focalizzata su un particolare ben specifico e assolutamente nulla d’insolito. Dall’altro lato intesi che non stavo violando alcuna legge sulla privacy perché le persone erano in pubblico e io stavo solo raccontando una storia. Non cambiavo il senso della cosa. La mia ragazza era Chica (ragazza) Bondi (Nome slang per definire il bus). Una ragazza sul bus. Tutto il contesto era già espresso nel nome.

 Qualcuno ti aiuta?

No lo faccio da solo.

Alcuni ti hanno invitato?

Si, a Buenos Aires, in Argentina e anche nel mondo.

 Ti chiesero anche il permesso nell’emularti?

Si, e tutto ciò mi lasciò assolutamente perplesso, non riuscivo a capire. Vuoi farlo, bene,fallo. Credo che non esista alcun diritto sulle idee. Io mi baso su una marea di idee di altri che poi mescolo dentro alla mia testa creando sempre qualcosa di distinto.

Che cos’è la Bellezza?

Un obiettivo. Ho sempre pensato che la gioventù fosse bella; pensa secondo te è possibile trovare una ragazza giovane che non sia bella? Poi ovviamente ognuno ha la sua particolarità e peculiarità che la distingue nel corso dell’esistenza. In un momento sei bella fisicamente e in un altro momento della tua vita sei bella nelle idee, pensieri, livello di profondità ecc..

 Che musica ascolti?

Rock,Inglese. Non amo l’indie rock e ascolto tutto ciò che è punk. Ascolto Sex Pistols,Clash, Joy Division, Jam.

 E Il futuro?

Pff, che domanda. Continuerò a fare lo stesso. Una volta pensai di cambiare, mi chiesi come potevo evolvermi.  Credo che l’idea è semplice e proprio perché è semplice ho raccolto questo successo. Non ho mai speso nessun soldo per pubblicità e non ho mai chiesto nessun tipo di favore a nessuno.

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Qualcuno ti chiese di inserire qualche brand all’interno del tuo contesto?

Si, Levi’s. Mi chiesero di farlo utilizzando il mio contatto Instagram e senza pensarci troppo lo feci ma non guadagnai quello che uno può pensare. Fu parecchio divertente.

Se domani ti fanno una proposta per comprare la tua idea e pubblicizzare i propri prodotti, che fai?

Senza alcun dubbio, accetto.

 Ma non rischi di perdere la natura del progetto?

Userei i soldi per fare altre robe, ho una marea d’ idee nuove per la testa. La mia testa è in costante evoluzione.

Lo faresti sempre usando la forza della rete sociale?

Probabilmente si, poi è ovvio sono un uomo che prova emozioni e quindi seguirei molto l’istinto. Nel caso di Chicas Bondi è interessante perché sembra che sia una vera e propria esibizione moderna, una sorta di performance.

 Ti hanno chiesto di fare una mostra?

Si un paio. Due l’anno scorso(luglio). Fu una cosa pazzesca, tutto incredibile. Pensa che c’era un gruppo di femministe davanti alla porta che gridavano, facevano un gran casino e dentro alla sala, piena, c’erano 500 persone… una follia.

 Chi la organizzò?

Scrissi a uno e nel mentre lo pubblicavo in Facebook e poi mi misi in contatto con alcune marche che vendono alcool per farmi dare le loro bibite e niente… fu una gran festa.

Non credi che le idee viaggiano troppo veloci a tal punto da perderne il senso stesso?

Qui è uguale all’Europa, ho vissuto a Barcellona e poi ho viaggiato parecchio dove continuo ad avere costanti contatti e sono assolutamente certo che non via sia molta differenza. Come avrai visto, Buenos Aires è una città molto moderna, probabilmente la più europea e c’è sempre un grande fermento culturale. Poi è ovvio siamo e resteremo sempre latini. Abbiamo sempre un sacco di problemi ma subito ci rialziamo. Mi spiego: quando ho vissuto a Barcellona mi sono reso conto di questa cosa, ossia la mia nazione è Buenos Aires, non Argentina. Io sono Porteño ( parola usata per chi è nato e cresciuto a Buenos Aires). Poi però se prendi me, un cileno, un brasiliano e un colombiano e ci metti a Berlino, saremo sempre dei Latini e faremo sempre cose da latini. Con questo voglio dire che le idee andranno sempre più veloci ma le nostre identità culturali non verranno scombussolate del tutto.

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Vorresti morire qui?

Credo di si. Mi piacerebbe vivere qui fino alla morte. Non ho molta voglia di viaggiare ora. Mi piacerebbe farlo solo se devo mostrare o fare qualcosa di specifico con quello che sto creando. Se devo spostarmi per arricchire la mia conoscenza, ecco, ti dirò che non mi interessa più di tanto ora.

 Ti  hanno mai chiesto di fare mostre nell’altro lato del mondo?

No, solo mi  hanno chiesto di farlo in Uruguay. Sai, credo che tutto questo abbia una identità molto Porteña.

Non credi invece che la tua idea sia perfetta per la cultura asiatica,  magari quella giapponese. I giapponesi probabilmente sono i più invasivi a livello di immagine, non trovi?

E’ vero per i giapponesi  l’immagine è un elemento imprescindibile però so anche che è proibito in Giappone fare foto in pubblico. Mi mandarono foto dove nella metro vi erano cartelli che impedivano la possibilità di fare foto. Poi sai, vedo gli asiatici come veramente un altro pianeta, troppo diversi. Una società in bilico tra il consumismo e il misticismo. Non conosco molto ma mi sono fatto questa opinione.

Quel’è invece il ricordo più felice in questa esperienza?

La Installazione che feci per Arte Ba(fiera di arte in Buenos Aires). E’ una fiera che pare più un mercato dove gli artisti/galleristi mettono in esposizione le loro opere e  la gente può comprare. Affittai un bus, lo misi alla porta della fiera con dentro tutte le mie foto, musica e la gente saliva su. Una cosa pazzesca. Il ricordo più bello.Ora è una fiera che è molto legata al marketing, quasi uno spettacolo per colpa della gente che ha trasformato un po’ il senso stesso della fiera. Sai vedere le singole opere nel loro contesto singolo di mostra privata è un conto, vederle assieme ad altre mille opere di altrettante mille gallerie, ti pare una sorta centro commerciale dell’arte.

Quindi ora la gente conosce la tua faccia?

Ora si, perché in quei giorni uscì tutto sulla televisione e poi misi la mia foto sulla pagina. Prima ero stato in televisione solo in anonimo; ora invece mi faccio intervistare e ho anche un programma in radio tutti i sabati dove racconto dei progetti del web che mi interessano di più. Mi diverto molto.

 E invece Il momento più infelice?

Fu brutto quando uscì il “dictamen della defensoria del pueblo”, una sorta di documento dove si diceva che era tutto illegale ciò che facevo e cominciarono pure a pubblicarlo su tutti i giornali. Mi spiego, era la “Semana Santa” e per una circostanza strana erano più di 6 giorni che non vi erano notizie rilevanti, in televisione non vi era nulla e per questo cominciò a montarsi la notizia su di me. Era una notizia che tranquillamente sarebbe passata in secondo piano e niente in un secondo mi ritrovai sulla bocca di tutti. In breve tempo si cercò pure di farlo diventare quasi una sentenza popolare, sostenendo che tutto mi stava sfuggendo dalle mani e che quello che faceva invadeva la privacy delle persone. Addirittura arrivarono a dire che ero un malato mentale e violento. Pensai di smettere. Era un periodo dove non facevo più foto e pensai per un po’ che era giunto il momento di chiudere questa esperienza. Poi all’improvviso, mi risvegliai da questo brutto sogno e ripresi a fare ciò che mi veniva naturale: fotografare la bellezza. Non c’era una mancanza di rispetto. Era un’opera d’arte e come quando si termina l’opera d’arte, essa diventa indipendente da colui che la compone; ossia ogni persona che si trova davanti all’opera la interpreta come vuole, no? Dipende da troppe variabili come la conoscenza, esperienza e aspettativa. Quante volte si ascolta una canzone assieme ad amici dove tu pensi come un’ode ad una ragazza ed ad un altro invece come un canto disperato all’eroina.

 Avevi un piano temporale per le foto?

All’inizio non c’era, ossia fotografavo solo ragazze che mi piacevano veramente.  Se, per esempio, io ero seduto in fondo al bondi e la ragazza era alla punta, io non andavo certo a cercarla. Poi quando, la pagina cominciò a crescere, mi resi conto che era come un gioco e più pubblicavo e più cresceva e tutto più rapidamente si evolveva. Mi divertivo moltissimo perchè arrivava sempre più stampa, sempre più interviste. Da lì cominciai a giocarci sempre di più e comincia ad esplorare foto con stili diversi e angolazioni diverse, ovviamente sempre più o meno nascosto. .

Non tieni un punto d’arrivo oltre al quale non vorrai andare?

Lo avevo passato nel dicembre dell’anno passato,  dove mi resi conto che stavo ripetendo le stesse cose però dopo un breve periodo di sosta mi resi conto che dovevo continuare perché sempre ci sarà una nuova persona che potevo scoprire o che poteva scoprire la mia idea e che potesse provare la stessa emozione che provai io quando scattai la prima foto. Mi interessa che la genti sviluppi una propria idea partendo da un forte senso d’inquiettudine. Vedi c’è un tale bombardamento dei media che oramai le informazioni sono veicolate al secondo e non più all’ora e o a giornata. C’è  una sorta d’estetica controllata. Io non dico che sto facendo qualcosa di strano e differente, anzi io sto sviluppando solo il mio punto di vista. Ognuno può fare quello che vuole e esprimere ciò lo rende più felice come lo vuole.Questo è il bello della modernità. Probabilmente a te piace quello che piace a me. Devi saper sviluppare ciò che nel quotidiano ti fa sentire bene in qualsiasi momento. Bisogna uscire dalla situazione mediatica per divertirsi nella pura realtà. E’ una scoperta continua..ogni giorno scopro cose mi interessano che non mi lasciano dormire alla notte.

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Non credi di poter utilizzare questo progetto come rampa di lancio per un altro progetto?

No non vorrei. Il pubblico che segue Chicas Bondi è un pubblico. Piace alla donna che stira di 50 anni, al taxista, al conduttore di bus, alla nonna e alla ragazza del liceo. Copre uno spazio ampio. Poi ho altri progetti che sono più “Border”, diciamo. Per esempio quando suon, mi vesto spesso da donna, mi trucco e faccio uno show veramente punk.

Hai mai pensato di creare un esercito in giro per il mondo?

Non sono molto bravo a trasportare un qualcosa a livello collettivo. L’intimità è una cosa propria. Non sono un violento, malato. Per esempio su Twitter della gente mi manda delle foto e io le ritwitto senza problemi però non amo quando mi chiedono se guardo tette e il culo delle ragazze. Ragazzi, sì che le guardo ma io vado oltre, il mio messaggio va oltre. A me interessa immortalare la donna nella sua natura sensuale. Non la sto esponendo a qualcosa di sessuale. O forse si, anche perché neanche io sono cosi moralista. Ho rispetto sempre e comunque e certo non voglio incomodarla.

Fumi?

Poco. Ora sto male. Fumavo 3 sigarette al giorno.

Raccontami un po’ dei progetti che stai sviluppando, se si può.

Ora ho iniziato un nuovo progetto di foto con camera analogica. E’ la prima volta perché fino ad ora avevo usato solo l’iphone. Il progetto si chiama Jappy perché in America Latina il pene si chiama pija e se si invertono le sillabe, sai che in argentina lo facciamo spesso, diventa jappy. Con Happy/ felice, e giocando su questa cosa rappresento il mio pene dal mio punto di vista in un momento dove mentalmente sono felice, dove il mio pene è in assoluta tranquillità.

Lo vedo un po’ come una risposta a Chicas Bondi.

In molti commenti si parlava della mia motivazione sessuale e se lo facevo per quello o no. Le femministe spesso mi chiedevano se provavo un piacere nel farlo o se il fatto di fare una foto senza che lei se ne accorga fosse legato ad una questione di potere e dominazione. Ovviamente questo non lo era. Ora lo sto provando sul mio profilo privato di Facebook tra i miei amici, un po’ come feci con Chicas Bondi.

Quale sarà il futuro del web?

Ho Facebook dal 2007 e credo che uno su Facebook è la stessa persona che è nella vita reale. Se sei una persona di moda, fai cose di moda. Se sei una persona che ti piace il rock, posti rock e se sei un falso, ti mostrerai come un falso. Si penetrerà sempre di più dove si incrociano vita reale e virtuale. Non so dove arriverà la legge che regolamenta questo tipo di cose. Quello di cui mi resi conto è che tutti noi abbiamo compreso che il tempo sta andando molto rapidamente e di pari passo aumenta anche la velocità dell’informazione.

Possiamo rimanere in contatto con più persone allo stesso tempo.

Mantenendo questa logica, nel futuro la vita virtuale sarà più reale della realtà stessa. O perlomeno le persone la intenderanno  in questo modo. Io per esempio non reputo meno importante una “chiacchera” per skype che una riunione faccia a faccia. Ora sprecando meno tempo posso capire che succede attorno a me e trovare molto più rapidamente qualcosa che veramente mi piace e/o viceversa.

 Ti hanno mai scritto degli uomini?

Più per il mio progetto musicale dove mi vesto da donna. Alcuni mi hanno anche scritto che sarebbe stato bello avere un chicos bondi oppure alcuni mi hanno scritto sperando che gli scattassi una foto, una cosa che ancora non capisco.

Intervista di Lorenzo Salmi

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