Daft Punk: Random Success Memories

Daft Punk: Random Success Memories

Questa storia mi ha sempre ricordato un mio ex-professore di informatica che (si narra) agli albori degli anni ’80, durante un’importante conferenza internazionale, si lanciò in un pronostico quanto meno imprudente: “i microprocessori non hanno futuro”. Perché a volte quel che verrà si gioca su se, quanto e come si apre la bocca, e la differenza tra una brillante carriera universitaria e una triste vecchiaia a marcire impolverato nel laboratorio di un liceo di provincia ai piedi dell’Appennino tosco-emiliano capita che si misuri in non più di due parole: quel giorno sarebbe infatti forse bastato dire “i microprocessori SONO IL futuro” e chissà come sarebbe andata.

Sì, perché io mi son sempre chiesto, chi fosse e che fine abbia fatto il sedicente giornalista di Melody Maker che nel 1992 definì senza mezzi termini il primo demo dei Darlin’ “daft punky trash”. Se è riuscito lo stesso a saltare sul carro dei vincitori con un abiura in zona Cesarini e ora scrive per NME oppure se è finito a vendere fish&chips con il suo carretto ambulante in una via secondaria di Islington e ogni volta che sente alla radio Around the World deve fare i conti con la solita, puntuale gastrite da stress nervoso. E sia chiaro, il punto non sta nel giudizio giornalistico in sé: credo che nessuno avrebbe esistato a definire “una porcheria” il demo di un paio di ragazzini francesi, contenente due tracce (un inedito quantomai ossessivo e una pessima cover dei Beach Boys) incise probabilmente in uno scantinato del Lyceè Carnot con un Philips EL3302 su un nastro ormai consumato da registrazioni multiple. Il punto è che a volte quel che verrà si gioca su se, quanto e come si apre la bocca (o si prende in mano la penna, nel caso specifico) e la differenza tra un figo che scrive su uno dei più prestigiosi magazine di oltremanica e “quello che ha dato il nome alla band più influente della musica elettronica di fine millennio” sbagliando (col senno di poi) una recensione, capita si misuri in non più di due righe su un trascurabile trafiletto di una pagina centrale.

Perché il fatto (questo sì, non trascurabile) è che i Daft Punk, di strada, da allora ne hanno fatta, diciamo pure che han fatto LA strada, nel senso che hanno segnato un solco indelebile nel panorama della disco music internazionale che in pochi hanno potuto e/o voluto non seguire, almeno in parte.

Ecco quindi che, aspettando l’imminente uscita dell’attesissimo (se si esclude infatti la colonna sonora di Tron: Legacy, otto anni di attesa possono davvero diventare un’ossessione) nuovo album Random Access Memories, anche noi di Pill Tapes abbiamo deciso di intraprendere il nostro personale viaggio nell’universo Daft Punk, seguendo però un percorso un po’ diverso dal solito. Il mixtape che presentiamo infatti vuole essere un piccolo excursus in ciò che, di extra Daft Punk, ha fatto nascere e ha mantenuto tale nel tempo il fenomeno Daft Punk: ovvero influenze (dichiarate e non), remix (c’è solo l’imbarazzo della scelta) e collaborazioni (negli anni sono sempre stato un punto di forza del duo parigino, punto di forza che l’ultimo lavoro celebrerà appieno – vedi la serie di interviste fatta dai videomaker di The Creators Project, The Colloaborators). Così in onore al titolo del nuovo disco, anche il nostro sarà un viaggio ad accesso casuale nel tempo (cronologicamente parlando) e nello spazio (in termini di generi musicali): niente di più (nè di meno) della pallina di un flipper che rimbalza nel continuum musicale creato da Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, con un intento più facile a dirsi che a farsi: decomporre quello che i Daft Punk hanno seminato per poi andare a vedere dove sono finiti i pezzi. La decostruzione di un successo, potremmo dire, ammesso che significhi qualcosa. Sarà quindi inevitabile incontrare gli ospiti dell’LP in arrivo (Panda Bear, Pharrel Williams dei N.E.R.D., Todd Edwards, Chilly Gonzales), impossibile tralasciare i nuovi nomi dell’elettronica transalpina (Cassius, Dimitri from Paris, SebastiAn), passando ovviamente attraverso le ispirazioni più lontane della house-music/disco-funk di fine anni ’70 (Giorgio Moroder, Nile Rodgers) e vicine (i Primal Scream di Screamadelica).

Il tutto come a ribadire che “nouvelle vague dell’elettronica francese” è solo uno stupido modo di dire: i Daft Punk da sempre suonano una musica che prende spunto dagli input più svariati per poi stravolgerli lungo sentieri non proprio ortodossi e strettamente personali, una musica che prende il passato e in quattro o cinque minuti lo porta nel futuro, e quindi una musica che può esser raccontata (senza perdere, ogni volta, minimamente di efficacia) in più modi.

Anche solo (chi l’avrebbe mai detto?) con chitarra e voce, come ci dimostrano i Daughter nella splendida cover di chiusura.

TRACKLIST:

01. Electroma (intro)
02. Daft Punk feat. Nile Rodgers & Pharrel Williams – Get Lucky
03. Stardust – Music Sounds Better With You
04. MSTRKRFT – Heartbreaker
05. N*E*R*D & Daft Punk – Hypnotize You (Nero Remix)
06. Daft Punk – Human After All (SebastiAn Remix)
07. Phoenix – Entertainment (Todd Edwards Remix)
08. Giorgio Moroder – E=MC2 (Rodion Gran Manigheo Remix)
09. Kraak & Smaak (feat. Romanthony) – Built For Love
10. Chilly Gonzales – Knight Moves
11. Breakbot – Break of Dawn (Dimitri From Paris Remix)
12. Panda Bear – I’m Not (Phaseone Remix)
13. Primal Scream – Higher Than the Sun (The Orb Auntie Aubrey’s Remix)
14. Daughter – Get Lucky
15. Electroma (outro)

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