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SEDATIVO – IPNOTICI

#138 SEDATIVE – Softening your daily tidal waves with Hope Sandoval

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Spineless Laugh

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È una questione delicata, un’operazione sottile, un lavoro di cesello, una serie (più o meno lunga, a volte infinita) di approssimazioni successive. Una cosa che va oltre il semplice ambito audio ma farebbe sempre comodo nella vita: un fine-tuning tra quello che c’è dentro e quello che c’è fuori. Per ammorbidire sconfitte, vittorie, sbalzi d’umore e di pressione, principi di scioglimento di groppi in gola, solidificazione di castelli di rabbia o evaporazione di promesse stantìe. In generale anestetizzare qualunque transizione da uno stato all’altro.

Stato nel senso che non c’è più.

Con i buoni vecchi walkman era più semplice: la rotellina del volume, ruvida e zigrinata per massimizzare l’attrito con la pelle dei polpastrelli e non perdere il contatto con la realtà, era una soluzione più o meno analogica che permetteva un range praticamente infinito di livelli tra un ipotetico zero ed un altrettanto ipotetico (eufemismo) massimo e quindi il successo dell’operazione era praticamente tutto nelle tue mani (nelle tue dita, per la precisione), dovevi concentrare tutti gli sforzi isolando solo due sensi (tatto e udito), era come scassinare una cassaforte cercando di trovare la combinazione con lo stetoscopio appoggiato allo sportello, come nei vecchi cartoni di Lupin, ma senza Zenigata alle calcagna, né le poppe di Fujiko a distrarti incurvando lo spazio-tempo, sempre troppo vicine per non considerarle, sempre troppo lontane per – come suol dirsi – toccarle con mano.

Con l’avvento del digitale (anche i primi iPod erano basati sul concetto di ruota, come tutto dalla preistoria in poi – ma era solo un inganno per la testa e per le mani, una strategia da poco per rendere meno traumatico il rito di passaggio) la cosa si è fatta più complicata: qualunque campionamento non è mai completamente onesto e si porta dietro come una zecca il concetto di errore, ha come unico scopo finale quello di minimizzarlo solo ed esclusivamente fino al punto in cui i tuoi sensi non lo percepiscono più. Feel it, or it didn’t happen. E allora potrebbe succedere (se la frequenza di campionamento è troppo bassa, se sei troppo sensibile, o anche solo se sei troppo sfigato) che quel volume esatto che cerchi stia esattamente a metà tra due dei livelli possibili che il tuo lettore mp3 da quattro soldi ti mette sadicamente a disposizione.

In quel caso non rimangono molte alternative sul tavolo: o rinunci, o ti accontenti. Come sempre.
Compromesso, si chiama.
E vedi di farci l’abitudine perché sarà il tuo unico vero compagno/a di vita.

Avete mai provato ad ascoltare musica con le cuffie sulla spiaggia?
Certo che avete provato.
Domanda retorica, si chiama.

Il rumore della risacca, quel pan naturale di andate e ritorni che fa il suo – a volte delicato, a volte maestoso (dipende dalle condizioni meteo, dalla Guardia Costiera, da quanto sei sensibile o anche solo da quanto sei sfigato) – fade-in quando finisce una canzone e rimane sospeso nel nulla giusto quel breve tempo prima che inizi la successiva. È lì che il volume deve essere perfetto: c’è bisogno che il mare sia un sottofondo leggero durante le strofe, scompaia durante il ritornello e poi ritorni da solo, suo malgrado unico e assoluto protagonista, tra un pezzo e l’altro. Mica facile.

Ma è di questo che stiamo parlando. Di una pillola vagamente sedativa che attutisca le onde che si infrangono sulle nostre giornate ma che allo stesso tempo ci prepari a quelle maree di ritorno che sicuramente stanno per arrivare, permettendo loro al massimo solo di scavare attorno ai nostri piedi ben piantati sulla sabbia.

Una pillola a base di Hope Sandoval, una che con i flussi e riflussi ci ha costruito una carriera messa su a suon di collaborazioni a dir poco di livello (Massive Attack, Chemical Brothers, Death in Vegas solo per citarne tre a caso), una che nella sua vita è andata è tornata tante di quelle volte e con tante di quelle band (prima i Mazzy Star, attivi negli anni 1990-1996 e successivamente di nuovo in pista con il disco del 2013, poi The Warm Inventions dal 2000 al 2009, ricomparsi con un misterioso singolo proprio questa primavera) che abbiamo perso il conto.

Garanzie di reale efficacia del farmaco?
Nessuna, ovviamente. Ci mancherebbe.
Anche perché le controindicazioni dovute a cause di forza maggiore (diciamo un forza 9 di maracaibiana memoria, citando Raffaellà Carrà che a sua volta citava Lu Colombo) son sempre dietro l’angolo, laggiù a largo ma non troppo lontane, giusto prima della linea dell’orizzonte: per dire, se la risacca, senza preavviso, da ninna nanna diventa tsunami, non è che ci sia molto da fare.

Anche se dentro l’iPod c’hai il nuovo degli Slayer.


01. MASSIVE ATTACK feat. HOPE SANDOVAL – The Spoils (06:19)
02. AGNES OBEL – Familiar (04:26)
03. THE CHEMICAL BROTHERS feat. HOPE SANDOVAL – Asleep from Day (04:51)
04. MAZZY STAR – Fade Into You (04:22)
05. HOPE SANDOVAL and THE WARM INVENTIONS – Isn’t It True (05:30)
06. MOJAVE 3 – Love Songs on the Radio (04:02)
07. BRITTA PHILLIPS – Drive (4:47)
08. BAT FOR LASHES – Joe’s Dream (5:30)
09. BETH ORTON – Falling (4:23)
10. SARA LOV – One in the Morning (3:45)
11. HOPE SANDOVAL and THE WARM INVENTIONS – Trouble (05:30)
12. MAZZY STAR – California (5:23)
13. SHARON VAN ETTEN – Magic Chords (3:59)
14. DEATH IN VEGAS feat. HOPE SANDOVAL – Help Yourself (09:56)
15. MASSIVE ATTACK feat. HOPE SANDOVAL – Paradise Circus (04:53)


(agisce in 1:15:18 min.)

photo credits © Jessica Ewald

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