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I veri motivi per cui si sciolgono le band – Parte Prima

I veri motivi per cui si sciolgono le band - Parte Prima

I veri motivi per cui si sciolgono le band - Parte Prima

I veri motivi per cui si sciolgono le band – Parte Prima

La gente che non ha mai suonato uno strumento in vita sua si immagina la vita di una band come qualcosa di gioioso e comunitario. Un affiatato gruppo di amici che condivide una forte passione. Nulla di più falso: se volete rovinare un rapporto umano, metter su una band potrebbe essere una buona strategia.
Il punto è che prima della musica vengono un sacco di questioni poco glamour da condividere e organizzare: orari delle prove, spese per la registrazione, passaggi in macchina, concerti, sound check, scelta della copertina per l’album, strumentazione mancante, chi porta le birre, a che livello di sbronza puoi giungere alle prove, quanto ci metti a montare, ti lavi?, rispondi al cellulare?, anche diversi “ti ho mai detto che ti amo”.
Che ci crediate o no, è su queste questioni che si gioca il futuro del progetto musicale.
Ed è proprio per questo che quando un vostro amico alla domanda “ehi ma quand’è il prossimo concerto della tua band?” risponderà “no io non suono più con loro, abbiamo preso strade artistiche diverse”, non dovete credergli. Di sicuro il vero motivo per cui la band si è sciolta o lo ha lasciato a piedi, rientra in questa lista.

1

IL RITARDO CRONICO – Oltre a Vladimir Putin, ne soffre il 90% dei musicisti. Non è un problema se avete tra voi un batterista ricco con garage attrezzato a sala prove, ma se invece dovete prenotare un orario preciso in una richiestissima sala prove della vostra città (quella dove gli ampli spaccano ma devi chiudere un occhio sulla presenza di pantegane), in quel caso il ritardo cronico potrebbe essere un problema. Canonica mezzora di sfaso a cui si aggiungono i tempi di montaggio, il discutere il da farsi, la pausa-sigaretta e via il gioco è fatto: avrete provato un pezzo una volta ed è già ora di andare. Alla lunga il ritardo cronico si dimostra essere una specie di mandria di cavallette che si mangia tutto il tempo prezioso per fare qualsiasi cosa. C’è da prepararsi per un concerto? Siamo in ritardo. C’è da finire un arrangiamento prima di registrare? Siamo in ritardo. Non dovevi scrivere il testo per quella strofa? Siamo in ritardo etc etc etc. E in due mesi di vita la band sarà rimasta ancora lì, con Peppino che aspetta che Giorgio lo venga a prendere mentre in realtà Giorgio sta ancora dormendo allora Peppino si mette a dormire e quando arriva Giorgio non è ancora pronto.

2

L’AMBIZIONE – Ogni band ha un membro che tende ciclicamente a rompere i coglioni agli altri con “sto gruppo che tanto mi ha ispirato nelle ultime settimane dovete ascoltarlo”. Molte volte è solo la fiacca colonna sonora di una scopata particolarmente brillante, e che quindi a meno che non siate i Modà non potrà aiutarvi in nessun modo nel processo creativo. Preso atto delle nuove ispirazioni del musicista innamorato, gli altri membri torneranno ben presto a ignorarlo come da regolamento. Almeno fino a che “ragazzi dovete sentire questo gruppo che mi ha accompagnato lungo tutta la mia vacanza di agosto in Salento”. A quel punto di solito si caccia il membro dal gruppo ma dato che suonavate nel suo garage e oltretutto era lui a portare le birrette la vostra band si scioglierà lasciando in eredità solo una pagina di Facebook con 16 fan e una paio di foto in bianco e nero delle prove. Condoglianze.

3

L’ASSENTEISMO (mentale e fisico) – C’è sempre quello a cui la cosa frega meno degli altri. Quello che non risponde alle mail, quello che ogni volta che c’è da fare qualsiasi cosa“quel giorno non riesco”, quello che si porta la fidanzata alle prove e lei lo bacia mentre suona. Sì è proprio lui, durante le prove per lui va sempre tutto bene ed è capace di suonare un pezzo diverso dal resto del gruppo e non accorgersene. Di solito tali soggetti sono sfigatamenti insostituibili: è l’unico che conosci con quel synth figo, è l’unico con la macchina, è l’unico con il garage per provare, l’unico suonatore di ghironda e in definitiva guarda caso voi altri siete gli unici coglioni che se lo tengono attaccato al piede.

4

LA CIALTRONERIA – Come ogni cosa organizzata dopo il sesto vodka tonic, anche i gruppi musicali sono vittime della grandiosità barzotta da baretto. I migliori musicisti del mondo non danno il meglio di sé nei palchi del Glastonbury o dello Sziget, ma nei tavolini del bar di un paese di periferia. Possibilmente alticci. Possibilmente a mezzogiorno. Un numero indefinito che vai dai centimetri del girovita di mia nonna Ines e tende all’infinito. Questa secondo il governo ombra del comune di Squinzano (LE) la stima dei gruppi musicali nati tra cialtroni ubriachi e alla fine dei conti mai concretizzati. Per settimane i musicisti parlano addirittura del nome della band. Offrono colte citazioni di band 70’s cui ispirarsi e ridendo ma non troppo scherzano su quale abbigliamento provocante indossare sul palco. Alcuni megalomani si dice pensino anche a dei riff di chitarra. Ma sono voci non confermate. Ovviamente in saletta non ci entreranno mai. Tuttavia, la loro cialtroneria li porterà a strappare un limone alle turiste che spaesate si ritroveranno per caso in quel baretto una domenica di agosto credendo di aver trovato il futuro Jimmy Page. Alla fine dei conti, un sistema economico sostenibile, se valutati i costi e i benefici.

5

LA TIRCHIAGGINE – Mettere su un gruppo è la cosa più costosa più lontana ad un investimento redditizio che potete fare. Dovete aver subito chiaro che tra le cose che perderete in queste impresa non ci sono soltanto tempo, salute, pazienza, fiducia nel prossimo e autostima ma anche, soprattutto, SOLDI. C’è da spendere per tutto: strumenti, registrazioni, stampa del disco, benzina per gli spostamenti, sala prove… C’è da guadagnare: niente. Ritieniti fortunato che la cosa ti piaccia per più di 3 mesi e che ti paghino ogni tanto qualche concerto per rientrare del 10% delle spese. Tuttavia sebbene questo sia chiaro ai più c’è sempre colui che vuole spender meno degli altri, quello che “ma sì il disco ce lo registra mio cugino poi lo mixa il mio coinquilino poi ne masterizzo qualche copia con il pc poi mia sorella ci fa la copertina”.

Continua, non finisce qua.

Post in collaborazione con thisnothat

 

Pill Pusher

Laura Agnusdei

Discepola della dottrina multitasking passa le sue giornate tra musica, libri e cinema. Si occupa della cronaca immaginaria di questo millennio, confezionando news-caramelline dal pianeta terra. È saxofonista presso Sex With Giallone
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