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IL CALAMARO GIGANTE – Music will save the giant squid from itself

IL CALAMARO GIGANTE - Music will save the giant squid from itself

IL CALAMARO GIGANTE - Music will save the giant squid from itself

IL CALAMARO GIGANTE – Music will save the giant squid from itself

Un calamaro gigante è stato filmato ad 800 metri di profondità nell’ Oceano pacifico del Nord, più precisamente 15 km ad est dell’isola Chichi, a sud di Tokyo. Ecco che dopo la donna gigante e il dinosauro Majunga un nuovo essere si aggira qui nel 2186, ammaliandoci con la sua eleganza abissale e quella riservatezza che lo ha portato in questi anni a non farsi mai un giretto in superficie (e neanche un tweet, una comparsata da Piero Angela, niente di niente).

E’ lungo solo 3 metri, perchè si trova sprovvisto dei due tentacoli più lunghi che di solito fanno parte del corredo di ogni calamaro gigante che si rispetti. Se ce li avesse sarebbe lungo almeno 7 metri (certo non sono i 13m come altri della sua specie, però comunque abbastanza da essere più gigante). Chissà dove li ha smarriti, forse in una lotta con un altro calamaro, magari è una femmina e anche loro lottano tirandosi i capelli, come due cheerleader in un telefilm americano.

Quello che sappiamo è che è argentato ed ha un occhio solo di 25 cm di diametro, l’occhio più grande del regno animale, quindi più che rievocare uno Scilla infondo infondo, è proprio il caso di dire così, è un Polifemo. l’Ulisse mosso da sete di conoscenza che lo va a disturbare è uno scienziato giapponese che lavora per il Japan’s National Science Museum, Tsunemi Kubodera, specialista in tentacoloni da una vita.  Nel 2006 Kubodera ne aveva già fotografata un’altra di queste “Slimy things”, come le chiamerebbe quell’ancient mariner di quel trip a troppe strofe di Coleridge , ma è la prima volta che il dottore riesce a fare un video, che verrà trasmesso il 27 gennaio da Discovery Channel. Per adesso ci dobbiamo accontentare di un piccolissimo estratto su youtube.

Chissà che rumore fa un sottomarino che si immerge così in profondità a caccia delle lunghe gambe con ventose, chissà che musica si ascolta a bordo di una tale navicella spaziale. Già ce lo vediamo Kubodera ventimila leghe sotto i mari in pausa merenda, con un tortino di alghe in una mano e il timone-joystick nell’altra, mentre ascolta Octupus’s Garden dei Beatles, la canzone che da studentello di biologia marina gli fece venire l’idea per la tesi di specialistica. I’d like to be, under the see, in a octupus’s garden in the shade.

E che musica ascolta invece il calamaro? Certo quel mare nero nero e freddo freddo come una giornata d’inverno a Stoccolma forse è anche di un silenzio glaciale, ma se dal sottomarino giallo di Kubodera uscissero fuori due grossi auricolari e anche al calamaro fosse concessa la possibilità di ballare, si assisterebbe ad uno strano fenomeno: il mollusco cambierebbe colore, come una grossa glitterball argentata quando si accendono le luci sul dancefloor.

Non è un azzardo della fantasia, ma il risultato di un esperimento di alcuni ricercatori dell’Università del Michigan. I calamari infatti possiedono delle cellule con pigmenti di colore, i cromatofori, che riflettono la luce. Collegando un elettrodo ai nervi del calamaro e usando un ipod nano come suo stimolatore, i piccoli chimici hanno assistito allo stroboscopico cambio di colore del calamaro in base alle frequenze musicali. Dunque anche infondo al mare l’unica cosa che può salvarti è qualcuno che ti fa sentire buona musica. We will sing and dance around, because we know we can’t be found.

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