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Musica & Personal Brand: intervista a Enrico Bisetto aka Dorian Geek – mixtape inside!

Musica & Personal Brand: intervista a Enrico Bisetto aka Dorian Geek - mixtape inside!

Musica & Personal Brand: intervista a Enrico Bisetto aka Dorian Geek - mixtape inside!

Musica & Personal Brand: intervista a Enrico Bisetto aka Dorian Geek – mixtape inside!

E’ possibile una via musicale al personal brand, posto che sappiamo cosa significhi? Ne parliamo con un esperto del settore: Enrico Bisetto, esperto in comunicazione e Dj.

Ciao Enrico.

Ciao Luigi.

L’ultimo brano di musica che hai ascoltato.

“U-2” di iamamiwhoami. Ultimamente mi sono follemente innamorato di questa artista poliedrica e, più in generale, sono molto attratto dalla scena electro e synthpop nordeuropea.

Il primo che ti ricordi.

“Storicamente”, come ho già avuto modo di dire altrove,  “Rumore” della Carrà, che da bambino ascoltavo in loop nel mangiadischi agitandomi come un indemoniato per casa.

Il primo che ti viene in mente.

“Love what you do” dei Divine Comedy: è un brano che mi ritrovo spesso a canticchiare tra me e me come un mantra.

Cosa stavi facendo prima di rispondere a questa intervista?

Stavo lavorando al restyling grafico di Sestyle. Ieri (27 Aprile) il blog ha compiuto due anni e voglio regalargli, e regalarmi, una nuova veste grafica.

So che ami la musica. O forse ne sei amato e non puoi non contraccambiare. Come vivi il tuo amore per la musica? Quanto la ascolti, e come?

E’ un amore, ricambiato, che mi porto dietro da sempre, e lo vivo, come tutti i grandi amori, in maniera assolutamente passionale. Mi ci sono rapportato in tutti i modi possibili, dal semplice ascolto casuale all’amore per il rock e il desiderio di crearla in prima persona durante il periodo grunge dei primi anni di università, in cui cantavo in una band, per poi tornare solamente ad ascoltarla ma con più consapevolezza e con la voglia di spaziare in tutti i generi, fino, in tempi abbastanza recenti, al volerla condividere con un pubblico proponendo le mie selezioni e mix come dj.

Per quanto riguarda le modalità di ascolto, essendo appunto una passione, non possono che essere umorali: ci sono giorni in cui mi fa da colonna sonora durante l’intera giornata ed altri in cui le preferisco il silenzio, giorni in cui le scelte sono molto ponderate e cerebrali e presto particolare attenzione a quello che sento, altri in cui è solo un tappeto sonoro d’atmosfera, altri ancora in cui alzo il volume fino ad escludere il resto del mondo e mi lascio trasportare dalle emozioni. L’unica regola che mi sono dato, più per abitudine che per scelta, è che almeno una volta al mese dedico una giornata, solitamente durante il week-end, a spulciare tra i miei blog musicali preferiti (ovviamente anche Pill Tapes) per scoprire artisti e brani nuovi da aggiungere alle mie playlist.

Di che ti occupi nella vita?

Insieme al mio socio, Damiano, ho fondato Sestyle con cui ci occupiamo di consulenza e formazione sul Personal Branding e sulla comunicazione digitale, in particolare sui Social Media. Io mi occupo più che altro degli aspetti creativi e legati all’espressione del proprio brand, oltre a quelli più tecnici essendo un geek attratto da tutte le novità in campo digitale, mentre Damiano, avendo esperienza in ambito formativo e di PNL, segue più la parte riguardante l’analisi e la definizione del proprio brand e la comunicazione relazionale.

Che cos’è il personal brand?

Il brand personale è quell’insieme di idee, sensazioni, emozioni che suscitiamo nelle altre persone quando pensano a noi e che sarebbe riduttivo definire solo come reputazione; è un qualcosa di più profondo che rappresenta la percezione complessiva, fatta di componenti razionali ed emotive, che gli altri hanno di noi e che tutti, volente o nolente, possediamo. In estrema sintesi potremmo dire che è “ciò che gli altri pensano di te quando entri in una stanza e ciò che dicono di te quando esci”. Come dicevo prima, tutti possediamo un brand personale, sta a noi decidere se lasciare che sia un qualcosa di indipendente dalla nostra volontà o cercare di dargli forma e gestirlo in modo consapevole e utile ai nostri obiettivi.

E come mai sono convinto che la musica esprima i valori profondi di una persona?

La musica, tra tutte le forme di espressione artistica, è forse quella meno mediata dalla ragione, dal filtro della mente logica, quella che parla più direttamente al nostro inconscio e alla nostra parte emotiva. In questo senso la musica che ascoltiamo, e che decidiamo di condividere, ci mette in relazione con gli altri proprio su questo piano emotivo e veicola, quindi, le nostre sensazioni più profonde, a volte anche più di quanto noi stessi crediamo.

E’ possibile secondo te raccontare la propria vita attraverso la musica? Hai qualche suggerimento? Qualche esperienza personale?

Certamente sì. In base alla musica che una persona ascolta, ma non tanto al genere, quanto alle modalità, ai momenti, al significato che le attribuisce, ci facciamo facilmente un’idea di quella persona, proprio per i motivi di cui parlavo prima.

Non ho dei suggerimenti precisi perché il rapporto con la musica è qualcosa del tutto personale per ciascuno, se non quello di lasciare che le nostre emozioni si esprimano attraverso un brano che in quel momento sentiamo le rappresenti, sicuramente andremo a colpire la sensibilità di qualcuno che ci sentirà così più vicini.

Per le esperienze personali, beh, quest’intervista e il rapporto nato online con te sono già un buon esempio, ma volendo esplicitare meglio la cosa posso dirti che alcuni colleghi che si occupano di web e comunicazione digitale (penso ad esempio ad Angelo, un amico comune) mi hanno conosciuto prima e meglio per la musica che condivido in rete che per gli articoli e le presentazioni più professionali che posto nel mio blog o altrove.

Vedi, quando prima dicevo che questo è indipendente dal genere in sé volevo dire esattamente questo: io amo particolarmente il rock e l’electro, ma questo non mi impedisce di apprezzare, ed esserne quindi emotivamente coinvolto, un buon brano di classica, o di jazz, o di qualsiasi altro genere se sento che la persona che ha voluto condividerlo con me l’ha investito di un particolare significato. Le uniche cose che non apprezzo, e qui rischio di scatenare il flame, sono i progetti puramente commerciali, prodotti con ottiche markettare perfettamente targettizzate come i recenti teen idols OneDirection e Bieber, che diseducano i giovanissimi (per i quali sono prodotti) all’ascolto della musica perché la privano dei suoi valori più profondi facendone mero prodotto di consumo.

La musica può contribuire ad una buona strategia di personal brand? Se sì, come?

A questa domanda ho in parte risposto già con la precedente, perché, in fondo, tutte e tre queste ultime domande potrebbero essere intercambiabili: raccontare la propria storia, esprimere i propri valori, comunicare a livello emotivo con gli altri sono tutti principi fondamentali in una strategia di personal branding e in questo la musica è sicuramente uno strumento efficace. Pensiamo solamente ai grandi brand e a quanto è importante la musica nella loro comunicazione per coinvolgere i propri utenti e lasciare un “ricordo emotivo” chiaro e facilmente identificabile, lo stesso vale anche per ciascuno di noi.

Sul come, di nuovo, ognuno deve trovare le proprie modalità, in base alle proprie attitudini, agli strumenti che utilizza abitualmente e a chi si rivolge; io, ad esempio, ho da sempre l’abitudine di dare il buongiorno sui vari canali social in cui sono presente con un video musicale che esprime il mood di quella giornata e che poi raccolgo in una board dedicata su Pinterest.

Secondo te è sano ascoltare musica sul lavoro o mentre si studia? Ci sono indicazioni e controindicazioni?

La musica è vibrazione e ritmo, la vita è vibrazione e ritmo, quindi non riesco a separare la musica da ciò che faccio quotidianamente. Non ho una regola assoluta musica sì o musica no. L’unica accortezza, essendo appunto che considero che ogni cosa ha il suo ritmo e la sua vibrazione, è di stare attento a quello che metto in relazione alle attività che devo svolgere.

Mi spiego meglio con un esempio facilmente comprensibile, ovvero la scrittura: trovo che nella parola scritta sia particolarmente evidente la presenza di un ritmo, ecco quindi che se sto scrivendo un articolo riflessivo non lo farò ascoltando della musica dance ad elevati bpm perché rischia di influenzare il ritmo di quello che sto scrivendo (o anche solo leggendo) così come se sto scrivendo un pezzo ironico e brillante non lo farò ascoltando Chopin. Ci sono poi attività particolarmente ostiche, comprese certe materie di studio, per le quali preferisco il silenzio.

Ci fai embeddare un tuo dj set?

Con molto piacere. In realtà avrei voluto crearne uno dedicato a quest’intervista dato che sono un consumatore felicemente assuefatto delle pillole di questo blog e, in qualche modo, mi sarebbe piaciuto sdebitarmi, ma gli impegni di lavoro, in particolare il restyling del blog, non me ne hanno dato il tempo. Comunque questo è l’ultimo che ho caricato su MixCloud è ha un’atmosfera primaverile che ben si adatta a questo periodo.

Beat Sprouts – Dorian Geek mixtape (02.13) by Dorian Geek on Mixcloud

 

Che musica pensi di ascoltare non appena questa intervista sarà finita?

Credo che dal nord Europa mi sposterò in Oceania coi Kids of 88 e i Presets, entrambi adattissimi ad una domenica di sole come quella odierna.

E ora che farai?

Beh, è domenica pomeriggio, fuori c’è un bellissimo sole, ho già pronta la musica adatta… mi rilasserò in totale ozio.

Pill Pusher

Luigi Mastandrea

Social Media Evangelist, Art-addicted, Musician. Credo che le strade migliori siano sempre quelle che si tracciano camminando. Credo anima e corpo in Pill Tapes. Su Twitter sono @mindtapes
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