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NEO(N)ELECTRONIQUE :>·<: 2-2016

NEO(N)ELECTRONIQUE :>·<: 2-2016

NEO(N)ELECTRONIQUE ESTATE 2016
Rimasta imperdonabilmente indietro coi consigli da elargirvi, ho deciso di accantonare nomi noti datati alla primavera appena trascorsa, dei quali avrete senz’altro sentito parlare ovunque. Per cui ok, non dimentichiamo i Moderat, The Field, Pantha du Price e Tim Hecker – per fare qualche nome, ma credo che su di loro siano state già spese parole su parole.
Comincio invece a puntare gli occhi sul caro Four Tet, uscito a sorpresa con “Randoms”, disco che racchiude gemme pubblicate da Hebden in disparate raccolte negli anni: si parte da “Field”, prima traccia in assoluto del nostro, fino ad arrivare alla più recente dell’album, datata 2013. Titolo emblematico, tuttavia il risultato è brillante e fluido, fresco.

Un mio “pupillo” di cui sono felicissima di parlare è Christian Löffler, che seguo dai remoti tempi di Myspace e che da allora non mi ha mai delusa. Timbri tedeschi inconfondibili, quelli malinconici della Sehnsucht che descrivono spazi deserti attraverso field recordings per poi sporcarsi con materiale partorito in studio, o in un qualche club fumoso. I campanelli che trillano cristallini sui bassi ricordano, per forza di cose, il più famoso Hendrik Weber – alias Pantha du Prince, ma non fermatevi alle analogie ché Löffler ha un marchio di fabbrica preciso, impreziosito spesso dalla voce di Monha, cantante e tastierista di Amburgo. Uno alla volta, sono usciti di recente tre brani componenti la trilogia “Wilderness / Licht / Reubin” per Ki Records, l’ultimo dei quali soltanto poche settimane fa; qui un assaggio.

Ritornano gli SHXCXCHCXSH con un disco uscito a giugno per Avian, in un periodo dell’anno poco affine alle loro sonorità scure e ansiogene. Avevamo gioito col precedente “Linear S Decoded”, stavolta “SsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSs” rischia e lo fa bene, spogliandosi degli abiti techno da club e presentandosi orientato all’ascolto puro. La cassa in 4/4 non esiste più, il rumore si presenta schietto e le trame si infittiscono creando scenari oppressivi e avvolgenti, come una maglia decisamente complessa e variegata che non lascia scampo. Richiami industrial, echi dub, atmosfere sinistre e fruscii; in mezzo a tutto ciò si dipanano le melodie, perché (attenzione!) la qualità eccelsa dell’album sta proprio nell’essere riusciti a creare ottime melodie all’interno di un magma densissimo di terrore e rumori assurdi. Pazzesco.

Sulla stessa falsariga di cupezza e tensione tornano anche i Raime, attesissimi dopo l’eccellente “Quarter Turns Over A Living Line” del 2012, sempre per la Blackest Ever Black. Nella loro seconda prova, i suoni escono più nitidi e definiti, senza patine malinconiche né incursioni dalla grana grossa tipica di droni o scenari cavernosi. Ad occhi chiusi la miniera lascia posto ad una sala operatoria, con l’acciaio degli strumenti e le pareti disinfettate, i neon sul soffitto. E l’ansia, che pulsa nelle tempie e incede cadenzata dalle percussioni, accompagnata dalle partiture elettroniche ad alta definizione.

La punta di diamante di questi ultimi mesi è l’ennesimo capolavoro degli Autechre, che i più fortunati potranno ascoltare al prossimo Club To Club di Torino. Cinque dischi compongono “elseq 1-5”, un’opera mastodontica di quattro ore piene, benedetta dal marchio di sempre: Warp. Qui dentro c’è tutto ciò che possiamo amare della sempre ispiratissima coppia inglese, c’è il minimalismo, l’astrattismo, la pluridimensionalità del suono – come fosse figlio di un frattale elementare che va replicandosi e arricchendosi di micro-variazioni man mano, nel tempo e nello spazio. Elettronica cerebrale e all’apparenza destrutturata, eppure dotata di un corpo, di una presenza, enorme. Assoluti.
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Una gradevolissima sorpresa è stato scoprire i Seekersinternational in una pausa lavorativa trascorsa saltellando a caso da un bandcamp all’altro. Ecco, una ventata di freschezza e genuinità dal sapore dub, un dub di primissima qualità. C’è l’afa dell’estate, il sole rovente in città, la vita che scorre nelle strade e nelle case – che viene fissata grazie a un variopinto ventaglio di sample raccolti qua e là. Ci si sente inghiottiti da questo quadretto metropolitano, se ne fanno propri i battiti e le voci, la percezione, e quella malinconia irrinunciabile che risiede nell’amore sognante.

Chiudo questa carrellata di consigli di novità estive con un off-topic, ossia un ripescaggio di un album del 2015 che sto ascoltando tantissimo da mesi e mesi. Sì, non è “neo(n)electronique” in senso stretto, ma è talmente bello che mi perdonerete senz’altro la digressione. Parlo di AL-90, artista russo di Murmansk, e del suo “CODE-915913”. L’album è un gioiellino di nostalgia e di richiami alla house-dance anni ’90, un mix letale per il mio palato, tant’è che lo mando on repeat dalla prima volta che l’ho ascoltato. Le melodie si incollano addosso, i ritornelli si fissano nella memoria, è impossibile non ballare e non venirne rapiti, è impossibile non esserne commossi.

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