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NEO(N)ELECTRONIQUE – Gennaio 2015 // Robot Koch – Youarehere – Loscil – Burial

NEO(N)ELECTRONIQUE – Gennaio 2015 // Robot Koch - Youarehere - Loscil - Burial

NEO(N)ELECTRONIQUE – Gennaio 2015 // Robot Koch - Youarehere - Loscil - Burial

NEO(N)ELECTRONIQUE – Gennaio 2015 // Robot Koch – Youarehere – Loscil – Burial

Un inizio anno piuttosto freddo qua sulla costa da cui si sta scrivendo, le giornate sono brevissime e il buio cala troppo presto. La ripresa sembra difficoltosa, poi ti accorgi che la penombra è la dimensione più congeniale per immergersi nuovamente in inediti flussi elettronici, sia che si tratta di pezzi da ballare che di altri da ascolto puro. Basta allentare il controllo nervoso, abbandonarsi ai sensi, lasciarsi attraversare dal suono e vedere come il nostro corpo lo riceve e reagisce. Ottimi input tra ghiaccio e mare agitato.

BURIAL“Temple Sleeper”
Raschiate sull’asfalto e vetri rotti, il tempo sembra restare in stand by per una quasi impercettibile frazione di secondo e poi eccolo che parte, un loop terribilmente anni ’90 in cui rimanere incastrati. La ritmica è incalzante, le voci si sovrappongono come anche i rumori più disparati, un marchio di fabbrica inequivocabile che ci invita a inanellare, una a una, tutte le creature di questo geniale artista che adoro da sempre, fino alle primissime atmosfere evanescenti: il maestro Burial è tornato. La dubstep si fa acida e si dimena in un rave convulso, l’Inghilterra è a portata di mano, sembra quasi che il nostro giochi a passarsi la palla con i Prodigy degli esordi. Una goduria.

ROBOT KOCH“TSUKI”
La scuderia Monkeytown Records è già di sé garanzia, ancor prima di premere play. “Tsuki” potrebbe tranquillamente brillare di luce propria, a prescindere dalle ottime referenze: cinque tracce per un lungo ep (o un breve lp), estremamente cadenzato da ritmiche quasi materiche. Sembra di toccarli, i battiti; pesano come grosse gocce di acqua sporca. I pezzi appaiono legati magistralmente l’un l’altro, veniamo trascinati per tutta la durata del disco, catturati e coinvolti dalle voci che si inseriscono a sorpresa tra i patterns confezionati alla perfezione, una mano tesa alle malinconie dubstep, l’altra decisa a imbucarsi nella prima metropolitana disponibile diretta verso un club per poter ballare.

YOUAREHERE“PROPAGANDA”
Definire gli YAH “orgoglio italiano” getta luce sulla scarsa fiducia che si nutre nei confronti della produzione musicale odierna della nostra penisola; in effetti, spesso e volentieri, si assiste alla pubblicazione di dischi poco spendibili all’estero, troppo ancorati alla tradizione classica/melodica. A ben guardare, c’è un vivido sottobosco di artisti che da anni sta lavorando sodo per emergere e cambiare la rotta, a tal punto che alcuni di essi sono oggi non solo maturi ma decisamente competitivi con i loro colleghi oltre confine. Al primo full lenght dopo il passaggio di testimone alla batteria, gli Youarehere ci deliziano con un disco solido, emozionante e ricco di spunti interessantissimi, tant’è che con facilità possono tornarci alla mente Jon Hopkins come pure gli Ellen Allien e Apparat di Orchestra of Bubbles. Un album in cui l’attenzione al dettaglio e la spiccata ispirazione ci fa allargare il sorriso.

SEAN MC CANN“Ten Impressions for Piano and Strings”
Avete presente il senso di meraviglia e di stupore che si può provare a navigare in una rompighiaccio in Antartide, davanti all’infinito tutto uguale eppure così variegato che si dispiega davanti alla vista? Ecco, Sean Mccann ci accompagna in un ipotetico viaggio cristallino, da traghettatore perfetto ci compone una colonna sonora a cavallo tra ambient e new classical, mischia archi e pianoforte con tappeti digitali, una rarefazione ricca di dettagli e declinazioni mentre ci si muove alla scoperta di paesaggi estremi inesplorati.

RAFAEL ANTON IRISARRI“WILL HER HEART BURN ANYMORE”
La notte di Capodanno abitualmente è vissuta per gettarsi alle spalle l’anno appena trascorso e festeggiare il nuovo in arrivo; dopo aver sperimentato sulla sua pelle la sconfortante esperienza di vedersi derubato di tutti gli strumenti musicali in suo possesso, apparecchiature fondamentali per il suo lavoro nonché inanimate compagne di vita, durante un trasloco, Rafael Anton Irisarri arriva a fine 2014 con pochissima voglia di fare baldoria ma con una spinta violenta a voltare pagina. Sceglie quindi la nuova sala di registrazione per il 31 dicembre, e dà alla luce un meraviglioso ep, beneaugurante per ricominciare. Abrasioni, distorsioni, atmosfere sinistre: la musica è la migliore messaggera per comunicarci la rabbia accumulata, per poter esplodere mediante l’ambient, per essere sincero e diretto verso il suo pubblico , che gli ha comunque dimostrato un forte supporto nelle disavventure.

LOSCIL“For Greta”
Ci sono persone la cui sensibilità trasuda da ogni cosa, anche la più piccola e – all’apparenza – insignificante. Scott Morgan è tra i miei artisti del cuore, inutile legarlo, ma non ha avuto corsie preferenziali per guadagnarsi il mio affetto, sono le sue opere così profonde e toccanti ad avermi conquistata. Reduce da un album meraviglioso uscito solo pochi mesi fa, quel “Sea Island” che abbiamo annoverato tra i nostri “best of 2014”, imbastisce ora una raccolta fondi per la figlia di amici malata di cancro, e lo fa attraverso una perla di ep, di una delicatezza sublime. Tre tracce che sanno di carezze tenere sulla fronte, di coperte rimboccate e un’intimità familiare. Quell’ambient intriso di emotività, fatto di modulazioni vibranti, di sospensioni come sussurri, di dolcezza.

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