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Neo(n)Electronique – Ottobre 2014 // Caribou, Flying Lotus, Kiasmos, Objekt, Gidge, Shinichi Atobe

Neo(n)Electronique - Ottobre 2014 // Caribou, Flying Lotus, Kiasmos, Objekt, Gidge, Shinichi Atobe

Neo(n)Electronique - Ottobre 2014 // Caribou, Flying Lotus, Kiasmos, Objekt, Gidge, Shinichi Atobe

Neo(n)Electronique – Ottobre 2014 // Caribou, Flying Lotus, Kiasmos, Objekt, Gidge, Shinichi Atobe

L’autunno inoltrato è una stagione feconda, sono ricominciati anche in Italia i grandi festival di musica elettronica e la voglia di ballare è irrefrenabile, incontenibile. Noi di Pilltapes, fieri di annoverare schiere di seguaci eterogenei ed eclettici, proponiamo una selezione musicale che declina le danze in ogni accezione, in modo che ognuno riesca a ritrovare se stesso in questi suoni, e sentirli parte di sé, nel corpo in movimento.

– CARIBOU – “Our Love”

Dan Snaith ci ha abituati bene: sole e bagliori accecanti, colori vividi e atmosfere cariche di speranza. Ricordate “Sun”, e la reiterazione spasmodica della parola sole a mo’ di mantra invocatorio? Le tinte accese nel 2014 si frammentano e diventano un pattern bellissimo, che si allarga e prende aria per urlare a gran voce l’amore dell’artista nei confronti della figlia nata da poco. E chi non ha un amore altrettanto intenso da voler declamare? Diamogli polmoni gonfi e strumenti efficaci, una manciata di melodie vagamente house e funky e anche r’n’b, legate insieme da sfumature di stampo elettronico inglese, un sorriso sincero e la voglia di muovere il corpo.

 

– FLYING LOTUS – “You’re Dead!”

Frequenze si sovrappongono, ritmiche si accavallano, schegge impazzite. Dal cilindro magico Mr. Steven Ellison estrae fiati e partiture jazz accelerate, rapidi tocchi pesanti di matrice rock e planate quiete di stampo soul. Piste di atterraggio di lusso, drink in mano e occhiali scuri di ordinanza. Kendrik Lamar e Snoop Dogg sono lì ad attenderci a bordo di una decappottabile lucidata a dovere, il viaggio è completo, variegato, calato alla perfezione in un’epoca storica dai confini labili e dalla superficie spugnosa. La padronanza e la consapevolezza consentono di comprendere il momento opportuno per spogliarsi di maschere sfrontate, ed ecco che c’è spazio per dimensioni intime, fatte di cori a più voci e tintinnii che giungono da oggetti appesi al soffitto. Reminiscenze esotiche. La tavola è imbandita, piatto unico.

 

– KIASMOS – “Kiasmos”

Le estreme terre islandesi offrono scorci mutevoli e alternative al limite dell’immaginazione. Le strade deserte, disegnate da una fantasiosa matita in mezzo al nulla, sono terreno fertile per lo sgorgare di suoni elettronici nati dall’inventiva di compositori fecondi. A Ólafur Arnalds a quanto pare non piace starsene con le mani in mano, e il connubio con Janus Rasmussen dà alla luce una creatura immediata, minimale come da tradizione nordica d’influenza vagamente tedesca. Luci algide e danze tra i monti innevati, una volta dismesso il ruolo di compositore di orchestra. E il buio è quasi totale in ottobre al Nord, ma i freddi chiarori permangono vividi anche nelle lunghissime notti nei locali tra i boschi, mentre si balla. La mente è scevra e l’anima pronta, ricettiva.

 

– OBJEKT – “Flatland”

Non ce ne siamo accorti ma siamo finiti in un videogame impazzito, in un prossimo futuro piuttosto che nel presente. E la cosa divertente è che per superare i livelli occorre non solo saper saltare e avere prestanza atletica e rapidità, ma è necessario soprattutto volersi divertire, ballando. Strutture cerebrali stimolano le sinapsi attraverso una cassa martellante e battiti che si raddoppiano, si triplicano, non danno margine a rallentamenti prolungati. Si corre a perdifiato lungo corridoi interminabili e oscuri, tra techno ed electro. E che goduria!

 

– SHINICHI ATOBE – “Butterfly Effect”

Prendiamo un volo di linea di prima classe, e incuranti del mostruoso jet leg ci rechiamo all’ultimo piano di un vetrato grattacielo giapponese, che sia a Tokio o a Osaka le cose non cambiano. Una centrifuga di dub ed elettronica ibrida ci avvolgerà non appena avremo varcato l’ingresso, materiale custodito per tanti anni e che ora vede la luce, grazie al sapiente appoggio dei Demdike Stare. Siccome “i gufi non sono quello che sembrano”, ci accorgeremo ben presto che dietro i principali connotati della produzione si celano suoni sinistri, atmosfere allucinate e dissonanze. Per fortuna la parentesi dura non molto, possiamo ritornare al cocktail che avevamo dimenticato al bancone e goderci lo spettacolo della metropoli illuminata dall’alto, in eleganti movimenti accarezzati dal pianoforte. Finché una voce cacofonica ci fa spalancare gli occhi riportandoci alla realtà dei fatti: non siamo mai partiti.

 

– GIDGE – “Autumn Bells”

La Scandinavia inizia a sorprenderci, una prolificità di artisti interessanti al di sopra di ogni aspettativa. E se nello scorso capitolo di Neo(n) Electronique ci facevamo accalappiare da due svedesi incappucciati tutt’altro che rassicuranti, ora il focus è puntato sulla città di Umeå, sempre Svezia. I Gidge si immergono nella natura incontaminata di quelle splendide terre, mescolano acqua foreste e cieli tersi e partoriscono un gioiello di elettronica organica. Le melodie parlano al cuore, voci eteree s’innestano su scenari in bilico tra la techno e quella dubstep che tanto amiamo e che ci riporta a Burial. Gli alberi si son vestiti di rosso e marrone, i caminetti sono accesi, perdiamoci nelle selve nordiche e lasciamoci guidare dalle emozioni, ché poi la via di casa la si ritrova sempre.

 

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