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4 nuovi profili dei peggiori musicisti su Facebook

4 nuovi profili dei peggiori musicisti su Facebook

4 nuovi profili dei peggiori musicisti su Facebook

4 nuovi profili dei peggiori musicisti su Facebook

Dopo il grande interesse riscosso dalla nostra ricerca ricerca etnografica I 10 peggiori di  tipi musicista su Facebook, qui a Pill Tapes ci siamo resi conto che il nostro elenco trascurava dei personaggi importanti. Dopo accurate ricerche sul campo ecco dunque altri 4 nuovi tipi di musicisti social da tenere alla larga.

Il Narciso

Facebook è il mondo dell’autorappresentazione, la vetrina dove la gente tenta di mostrarsi figa come non lo è mai stata nella realtà. Il narciso è quel tipo di utente che dalla sua entrata nei social è stato subito inebriato da questa possibilità illimitata di parlare di sé. Prendendo alla lettera il concetto di “diario” egli si dedica ad una cronaca minuziosa della propria esistenza, intasando facebook con continue foto che lo ritraggono in ogni attimo della giornata. Particolare predilezione si registra  per aperitivi, baci con la fidanzata, nuovi tagli di capelli e biglietti di costosissimi concerti.

I narcisi più scafati confezionano patinati album di sole foto di se stessi, potete trovarli in tanti modelli: il narciso hipster con baffi instagrammati, il narciso baudeleriano decadente che si ritrae seduto tra macerie industriali, il narciso psichedelico con foto saturata dalle applicazioni del mac, il narciso balneare con petto unto che crea improbabili giochi di luce tramite flash, ma anche lo snob-narciso che confeziona autoscatti finto casuali con in bella mostra titoli di libri che ci indichino il suo orientamento estetico-esistenziale. Ma qui parliamo di musicisti e quindi la vera crisi di sovrapproduzione arriva sempre in prossimità dei concerti tenuti dalla band del narciso (state tranquilli spesso suona solo 2 volte l’anno).

Niente ci viene lasciato all’immaginazione: valigia da viaggio, strumentazione, palco, pass “artista accreditato”, free-drink, scaletta dei brani, tutto viene fotografato e trattato come oggetto di culto (solo en passant  scopri che si tratta della sagra della porchetta di S. benedetto Val di Sambro). A concerto finito seguono ringraziamenti, foto del viaggio di ritorno, foto scattate dalla fidanzate durante il live e, per fortuna, nessun nuova data annunciata. Il peggio è passato, si ritorna alla routine di sempre: compulsivo cambio della foto profilo e poco più.

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Non è il narciso di Caravaggio ma un tipico esempio di foto profilo del Narciso. Durata della foto profilo: in media 3 ore

 

Il DJ

Tutti ne abbiamo uno tra i nostri contatti. Che si tratti della versione tamarra, ovvero il dj che organizza anche schiuma party oppure del dj più raffinato, resident nella serata techno più importante in città, fa poca differenza. In ogni caso avrà 5.000 contatti, in ogni caso vi taggerà insieme ad altri 100 sul flyer virtuale della seratona di capodanno.

Lo riconoscete grazie alla foto profilo scattatagli dalla photographer del locale, in faccia non si vede, testa piegata sui piatti e lucine dei controller intorno a lui, l’ immagine di copertina invece è sempre il poster dell’ultima serata in programma, grafica geometrica, colori tendenti al verde laser. Vi ricordate di lui grazie ai suoi settimanali inviti ad eventi dal titolo lungo sei righe, nei quali non riesci a distinguere tra loro il nome del locale, della serata e dei djs, perché il tutto è un turbinio di stelline, freccette e parentesi che non contribuiscono alla chiarezza generale.  Tu vuoi solo ballare e cerchi di sapere se dovrai pagare o no quei 15 euro di tessera aggiuntivi, ma all’interno dell’evento trovi solo un papiro di sette pagine con lunghissime biografie di 20 dj che si alterneranno in consolle. Ma perchè poi i locali prendono solo donne per fare le foto alle serate?

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Il jazzista gessato

È un soggetto abbastanza monotematico e passatista, che condivide solo link di introvabili versioni in cui Coltrane suona il sax alto e Parker il tenore. Ostenta soddisfatto odio per i djs, sbeffeggiati in meme del tipo “un dj sa suonare? Prova a farmi una scala con quel computer”. Immancabile è la foto profilo con strumento in mano, camicia e cappellino, perché se non indossi il cappellino non sei un vero musicista jazz. Da qui il famoso paradosso che da decenni affligge i musicologi: il jazzista è spesso pelato perchè porta il cappellino oppure porta il cappellino perchè spesso è pelato? La ricerca a riguardo ancora brancola nel buio.

Il jazzista gessato predilige immagini nostalgiche in  bianco e nero, vecchi scorci della New York anni 50 sotto la neve e ogni tanto si pronuncia sull’inaccettabile decadenza della qualità della musica dal vivo, cui segno inequivocabile è  il fatto che uno preparato come lui sia costretto a suonare in strada per raccattare qualche spicciolo. Promuove i suoi concerti fotografando inserti di tre righe tratti dalla Gazzetta di Canicattì che accennano alla sua performance tributo ad Art Tatum e riscuote consensi principalmente tra parenti e colleghi di conservatorio.

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La stella oscura del Pop 

Tutto ci fa pensare che si tratti di un astro nascente della musica pop, ma non solo: sembra proprio uno che non soltanto sta diventando famoso sul web, ma anche nel mondo incantato della televisione. E ci chiediamo: ma come cazzo facevo a non saperne nulla? E cominciano le autocommiserazioni sul fatto che a via di stare su Facebook abbiamo perso il contatto con la realtà, ad esempio guardare la televisione il sabato pomeriggio. In realtà la stella oscura dello spam è un’entità teorica postulata dalle più recenti teorie sullo spam di massa. L’assioma da cui si deduce questa figura di musicista social è il seguente:

“puro spam e pura vita contemporanea sono la medesima cosa”

Di conseguenza il puro spam passa per essere vita, una grande quantità di contenuti spammosi e inutili rafforzano l’illusione che dietro quelle foto, quegli inviti a concerti, quelle visualizzazioni c’è qualcosa, qualcosa di vivo e che sta facendo successo. Se vi chiedete la differenza con il “Napoletano” possiamo dire che il “Napoletano” esiste e suona da qualche parte, magari ci campa pure. E’ una figura che viene dal passato e destinata ad estinguersi ai primi cambiamenti climatici: con lo scioglimento delle calotte polari e la conseguente interruzione della Corrente del Golfo, a Napoli si suoneranno sofisticate canzoni in stile Mùm sovvenzionate dallo stato, proprio come in Islanda. La stella oscura del pop invece è un fenomeno sorto negli ultimi anni grazie alle pratiche di compravendita di like e fan pakistani su Facebook.

Basta comunque rivolgersi a Google per chiarire che questa stella oscura non è una stella ma un diciannovenne  di Carimate che vanta in curriculum qualche apparizione come pianista presso squallidi alberghetti di Gabicce Mare in bassa stagione. A video con 80.000 visualizzazioni fatte da lui aggiornando la pagina, si aggiungono severi atti d’accusa contro l’imperialismo americano e il berlusconismo – solo Beppe ci salverà. L’apparizione nell’alberghetto di Gabicce era sponsorizzata dal circolo PDL di Gabicce.

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I veri fan della stella oscura del pop

post realizzato in collaborazione con GLUKO.

 

Pill Pusher

Laura Agnusdei

Discepola della dottrina multitasking passa le sue giornate tra musica, libri e cinema. Si occupa della cronaca immaginaria di questo millennio, confezionando news-caramelline dal pianeta terra. È saxofonista presso Sex With Giallone
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