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SESSO NELLO SPAZIO- sex will save us from space solitude

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Quando si pensa ai viaggi nello spazio le prime cose che vengono in mente sono bellissimi paesaggi stellari da ammirare da un finestrino e grosse tute da indossare. Ma i viaggi nello spazio sono pur sempre lunghe traversate e l’astronauta vive la stessa solitudine del semplice marinaio, è quindi d’obbligo chiedersi: ma che ne è del sesso nello spazio?

Nel 1992 Jan Davis e Mark Lee sono  la prima coppia sposata a partecipare ad una missione spaziale della NASA, ovvero il secondo volo dello Space Shuttle Endeavour. Tutti si chiedono, potranno fare sesso in orbita? La NASA risponde “assolutamente no”. Stupiti? provate a chiedere al vostro capo se potete fare l’amore con la vostra fidanzata in ufficio durante le ore di lavoro.  Tuttavia non è che alla NASA e altrove non si pongano il problema. L’astronomo Robert Shirley Richardson nel 1956, prima che i viaggi nello spazio diventassero realtà, scrive un articolo sull’ argomento in cui lancia la sua proposta: partendo dal presupposto che astronaute donne non possano esserci, perchè privare gli uomini del piacere di avere a bordo “nice girls” con cui sollazzarsi? Il pragmatico Robert aggiunge inoltre che queste geishe spaziali potranno fungere anche da segretarie. Originale no? E io che credevo che compito della scienza fosse inventare nuove soluzioni a vecchi problemi! Meno male che Blade Runner ci ha insegnato che dei replicanti, ovvero macchine umane perfette costruite dall’ uomo per scopi a volte non dissimili dalle “nice girls”, ci si può addirittura innamorare. E se questo accade, la missione prende tutta un’altra piega.

Anni più avanti  proprio dalla NASA arriveranno studi più interessanti, la nuova frontiera è considerato il sesso biomeccanico, ovvero un sistema di teleconferenze e manipolatori a reti neuronali che potrebbe permettere di avere rapporti con il partner rimasto sulla terra. In fondo farlo alla vecchia maniera passerà presto di moda e nel 40.000 d.C farlo “alla terrestre” consisterà nell’inghiottire compresse di sincro-voluttà, protendere una mano avanti, fare coincidere il proprio palmo con quello del partner, aspettare un minuto circa e raggiungere il sincro-brivido. Ma, mi raccomando, solo se i propri psicosessogrammi coincidono. Non me lo sto inventando, è tutto documentato in quel bellissimo film cult del 1968 che è Barbarella, dove una svampita ma simpatica Jane Fonda interpreta la più famosa sexy astronauta di tutti i tempi. Sarà un cavernicolo Ugo Tognazzi a farle riscoprire i vecchi sistemi e da lì in poi il film è un viaggio erotico più che spaziale.

Un analogo metodo per rendere il sesso meno “dispersivo” (Barbarella dixit) di un tempo compare anche in Il dormiglione, commedia fantascientifica in cui, sotto gli occhi di un incredulo Woody Allen, Diane Keaton propone ad un amico una sveltina dentro l’orgasmatron, un elettrodomestico come un altro, una cabina in cui si entra, due sospiri, una lucina passa da rosso a verde e si è subito fuori, soddisfatti e freschi come all’entrata.

Certo è che per certe cose ci vuole anche la musica giusta. Ripromettendoci di fare una pill tapes degna di una compressa di sincro-volluttà, per ora vi lasciamo a qualcosa di più melanconico, un love theme dove uno space sexophone evoca tutte le galassie d’amore attraversate e ne fa sognare di nuove ancora da esplorare.

Pill Pusher

Laura Agnusdei

Discepola della dottrina multitasking passa le sue giornate tra musica, libri e cinema. Si occupa della cronaca immaginaria di questo millennio, confezionando news-caramelline dal pianeta terra. È saxofonista presso Sex With Giallone
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