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Barefoot //\ The Soundscape Experience vol. 1

Barefoot //\ The Soundscape Experience vol. 1

Barefoot //\ The Soundscape Experience vol. 1

Barefoot //\ The Soundscape Experience vol. 1

Questa rubrica è dedicata all’ascolto. A quel tipo di ascolto che potrebbe farci perdere il senso del tempo e dello spazio, che potrebbe farci acquisire un nuovo senso di tempo e spazio. Potrei iniziare parlando di ecologia dell’ascolto o della necessità di creare un paesaggio sonoro artificiale, per sostituire quello deturpato dall’eccessiva presenza di fonti sonore. Ma credo che non lo farò. No. Almeno non in questa prima puntata.

Ora vorrei che usaste l’immaginazione. La stessa che avete utilizzato quando per la prima volta vi hanno detto che dentro una conchiglia si poteva sentire il mare. Ricordo che quando lo hanno detto a me avevo 5 anni, rimasi disorientata. Il mare nella conchiglia? Ma è la conchiglia che sta nel mare! Allora immaginavo che la conchiglia pesasse come tutta l’acqua del mare e avevo paura che se mi fosse caduta a terra avrei allagato casa. Sentivo il mare, appoggiando l’orecchio, la risacca, gli spruzzi d’acqua e lontani i gabbiani e le navi dei pescatori che tornavano dalla pesca, borbottando e sputando nafta. Questa rubrica è dedicata all’immaginazione. Parleremo di Soundscape e di musica pensata per lo spazio (inteso come ambiente).

Ambiente reale, realistico, metafisico, fantastico. Barefoot. The soundscape experience è un po’ come quando arriva la bella stagione e dopo tanti mesi di clausura passeggi a piedi nudi sull’erba, nella terra o sulla sabbia bagnata. L’ascolto diventa tattile, visibile: è come sentire in ogni piccola parte di pelle dei piedi la granulosità della terra, i fili d’erba o i riccioli d’acqua che scavano fiumi dentro le orme, è come accorgersi di avere sensibilità anche su altre zone di epidermide e non solo sul tallone e sulle punte delle dita.

Questa playlist è da ascoltare ad occhi chiusi ma anche in cuffia mentre passeggiate per strada. Questa playlist è per chi ha voglia di vedere il suono. C’ è un suono che collega tutti i brani, le campane. Il timbro più vicino alla purezza di una sinusoide. Viaggeremo in territori misteriosi tra L’India e le fredde terre del nord. Buon Ascolto.

p.s. Vi lascio con un giochino da fare insieme agli amici, ai parenti o da soli con se stessi. Fa parte dei 100 esercizi per ascoltare e riprodurre il suono di R. Murray Schafer. Per ogni playlist avrete un gioco nuovo.

1. Scrivete tutti i suoni che sentite. Prendetevi qualche minuto per farlo; poi, se vi trovate in un gruppo elencateli tutti ad alta voce, evidenziando le differenze. Ognuno dovrebbe aver compilato un elenco diverso, ma non per questo sbagliato. Tutte le liste sono corrette.

Tracklist

1 – Hildegard Westerkamp – Gently Penetrating Beneath the Sounding Surfaces of Another Place

Hildegard Westerkamp (1946, Osnabruck, Germania) è una compositrice di musica elettroacustica. Moltissime delle sue opere sono legate al suono dell’ambiente: delle città e delle zone rurali, dei paesaggi incontaminati e delle voci, a cui associa il noise e gli strumenti musicali. Ha composto la colonna sonora o per meglio dire un vero e proprio soundscape sulla trilogia di Gus Van Sant: Elephant (2003), Last Days (2005) e Paranoid Park (2007). La Westerkamp è tra i soci fondatori del World Forum on Acoustic Ecology (WFAE).

2 – Megafortress – Pilot

Megafortress, Bill Gillim, è un musicista newyorkese, ma è anche il nome di un videogioco che simula il volo di un aereo. Non si sa molto di lui se non che Believe è il secondo lavoro dopo il primo EP – Megafortress (2012), contente 4 brani. Dal vivo si fa accompagnare da altri tre musicisti Kevin Uehlinger al piano Rhodes, Dan Bates al basso e Michael Barron alla batteria. In un appartamento della brulicante New York prende forma il progetto basato su una serie di registrazioni d’ambiente. Il processo compositivo porta per naturale adesione ad accostare questi suoni impalpabili alle sonorità della voce.

3 – Ben Frost – Through The Mouth Of Your Eye

Ben Frost (1980) è un compositore e produttore australiano, che vive e lavora a ReKjiavik, in Islanda Compone musica minimalista ed elettroacustica. Ha scritto per il cinema (Solaris), per la danza nel 2013 ha diretto la prima volta un adattamento dalla novella di Iain Banks, The Wasp Factory per il teatro musicale. Il brano è tratto dall’album.

4 – Tortoise – Ten-day Interval

Molti li definiscono i padri del movimento post-rock

5 – Valgeir Sigurðsson – Cold Ground, Hot

La sua più famosa, tra le varie e valide collaborazioni, è quella con Bjork dove lavora alla colonna sonora del film di Lars Von Trier, Dancing in the dark, nelle vesti di ingegnere del suono e programmatore. Ha fondato i Greenhouse Studios, in Islanda e l’etichetta Bedroom Community, producendo Nico Muhly, Ben Frost e Sam Amidon. Compone musiche per teatro, cinema e televisione. Tra i suoi lavori da solista l’album Draumalandið da dui è tratto il brano Cold Ground, Hot.

Foto di copertina di Nich Hance McElroy

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