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Tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

Tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

Tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

Tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

Il mio primo concerto è una di quelle iniziative che ti rendono consapevole di avere un passato. Ho ricevuto da Stazzitta un invito a ricordare eventi remoti sulla scia di bastonate e la mia prima reazione è stata di imbarazzo. Fino a quel momento pensavo che il mio passato fosse il 2013, i suoi primi sei mesi. L’anno del Serpente Nero d’Acqua, testa, corpo, coda. Invece ho un passato che parte nel 1980, attraversa gli anni 90 e si precipita qui in questo Settembre. Gli ultimi 13 anni sono stati molto accelerati, i 90 passavano lenti e inutili, invece gli 80 sono una collezione di apparizioni, epifanie in un orizzonte di sogno.

Il mio primo concerto probabilmente non è stato il mio primo concerto. Ho una collezione di concerti in memoria, ma sono privi di sonoro. Ero al Teatro Petruzzelli di Bari (prima dell’incendio) e guardavo i lampadari. Ero all’Arena di Verona e mi ricordo luci azzurre che riproducevano il fiume Nilo, per l’Aida di Verdi. Ma non ricordo manco un’aria dell’Aida di Verdi. Forse questo è dovuto al fatto che avevo meno di 5 anni, un neurologo dovrebbe saper spiegare il fenomeno. Eppure ho un ricordo di Primo Concerto che è si è conservato completo di audio, una scatola nera della mia infanzia ritrovata per caso grazie a questo invito.

Avevo meno di 5 anni, questo è certo e mi trovavo con i miei a Bari, all’auditorium del Conservatorio. Una struttura moderna, inaugurata da pochi anni, che proiettava la città verso l’epopea dei grandi eventi musicali. Quando, un decennio dopo sono entrato in quel conservatorio da studente, ho ritrovato quell’auditorium in uno stato di semiabbandono, perchè “l’impianto elettrico non è a norma”. Va bene. Sicuramente era inverno, me lo ricordo perchè c’era un carabiniere con la mantellina. Chiesi immediatamente spiegazioni su quella mantellina nera, indicandola col dito, e forse mia madre mi spiegò il concetto di alta uniforme. Primo passo verso il mondo delle fiabe. Non era infatti un concerto qualsiasi, era la prima esecuzione nazionale di opere di Vangelis, con Vangelis che suonava i sintetizzatori insieme all’orchestra del Conservatorio. Ricordo infatti una grande orchestra e un uomo con la barba che aveva, nonostante la stagione, una maglietta bianca, curvo sui suoi strumenti del futuro, possente. E ricordo perfettamente un brano, me lo ricordo bene per via di quel suono percussivo col delay che lo accompagna dall’inizio alla fine: era “Chariots of Fire” e forse è il primo brano di musica come si deve che ricordo, proprio per via di quel concerto. L’audio dell’evento comprende solo quel brano, quindi non saprei riportare la scaletta e la natura di quella manifestazione. Google in questo caso non può aiutarci a ricordare. Ma vedo bene lui, i sintetizzatori, gli orchestrali, un’emozione fortissima e quel suono secco con delay a cui rispondeva il pianoforte. Tutti azzimati tranne me e Vangelis, lui poteva permetterselo per la celebrità, io perchè ero un bambino.

Ma i conti non tornano. Vangelis a Bari: strano, molto strano. Chi avrebbe potuto pagare così tanto? Parliamo di un pezzo non grosso ma enorme e all’apice del suo successo, i primi anni ’80. Certo a quei tempi i soldi giravano, non c’era Youtube, la Perestroika, le crisi. Il dato più controverso è che so che a suonare era Vangelis, che “siamo andati a sentire Vangelis”. Come faccio a ricordarmelo?

 

 

E’ chiaro, sto ricordando l’ultima volta che mi sono ricordato di quel concerto. Sicuramente, il fatto che si trattasse di Vangelis mi sarà stato riferito dai miei in un tempo abbastanza recente, perchè Vangelis l’ho scoperto come autore più di 10 anni fa. Da bambino non se sapevo nulla, ascoltavo Chariots of Fire o Hymne o Alpha perchè erano usati in TV, forse c’era una cassetta in casa, ma non avrei potuto dire chi fosse l’autore di quelle musiche. E così ho dovuto chiedere ai miei cosa fosse davvero successo quella sera di più o meno 30 anni fa.

Dunque eravamo andati a Bari, un nostro vicino di casa Jazzista aveva dato la notizia di un concerto importante. Era importante perché si trattava della Festa dell’Aeronautica, ma non suonava la banda dell’Aeronautica, suonava l’orchestra del Conservatorio. Avevano preparato un repertorio di musiche “eroiche”, chiamiamole così, e lo spettacolo culminava con il pezzone del momento, ovvero “Chariots of Fire” di Vangelis. Era inverno e di mantelline ce ne erano parecchie, così come militari di ogni genere e grado in alta uniforme, spade, spadini, stendardi. Non c’era nessun uomo in maglietta e con la barba a suonare sintetizzatori, ma le macchine dovevano esserci per forza, lo ricordo bene perché mi chiedevo cosa fossero quegli strani strumenti che emettevano suoni “come quelli della televisione”. E poi mi hanno detto qualcosa di sconvolgente: il pezzo di Vangelis fu accompagnato da un video. L’orchestra suonava quasi al buio su un video dell’Aeronautica, immagino una specie di anticipazione di Top Gun: aerei sul mare, tra le nuvole, al decollo con i motori al massimo. Tecnologia, forme affusolate e l’azzurro del cielo. C’era la guerra fredda e contro i comunisti tutti i mezzi erano leciti, dalle armi nucleari ai concerti multimediali, rarissimi allora, scontati lo scorso decennio, troppo costosi oggi. Ho visto dunque un concerto per orchestra, video e suoni elettronici nei primi anni ’80. Magari a pochi metri da me sedeva in prima fila qualche generalissimo coinvolto nei depistaggi di Ustica. Mi sento ancora come quella sera di 30 anni fa, la guerra fredda ha garantito emozioni degne della memoria di un bambino.

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