The Infinite Jukebox

The Infinite Jukebox

Ah, i bei tempi andati del jukebox!
Quando infilavi emozionato la monetina giusto un attimo prima di scoprire che la tua canzone preferita non c’era mica, dentro.
Quel rumore metallico, sordo e cristallino allo stesso tempo, delle duecento lire che cadevano ineluttabili in fondo al tunnel, nei meandri bui di quei meccanismi elettro-meccanici: era il suono della tua rassegnazione, a dire che non si poteva più tornare indietro, abbondantemente condito da tutta una serie di imprecazioni a denti stretti, nel realizzare che avresti dovuto ascoltare Gloria di Umberto Tozzi invece che Stardog Champion dei Mother Love Bone.
E poi nascondere la faccia imbarazzata dentro il il bicchiere della tua coca media quando, in concomitanza con quell’inascoltabile “manchi tu nell’aria”, tutti gli avventori cominciavano a scandagliare con sguardo minaccioso il locale alla ricerca del colpevole.

Rilassatevi.
Tutto questo è passato, scomparso, dimenticato.
Oggi hanno inventato il jukebox infinito, quello dove, se la tua canzone non c’è, puoi uploadarcela in mp3, riascoltarla quante volte vuoi, sezionarla e crearne innumerevoli versioni, con la ragionevole speranza algo-ritmica che ad ogni nuovo loop sia sempre lei, ma leggermente diversa.

The Infinite Jukebox | upload  The Infinite Jukebox infinite juke box title

The Infinite Jukebox | upload

Il Music Hack Day del MIT è una 24-ore in cui programmatori, designer e artisti in generale si radunano per condividere idee e progetti su tutto ciò (software, hardware, web/mobile apps, strumenti virtuali e non) che è in qualche modo connesso al binomio musica+futuro. Proprio durante il Music Hack Day dello scorso Novembre Paul Lamere ha pensato bene di utilizzare la sua giornata per estendere un suo precedente esperimento dimostrativo creato a partire dal tormentone di PSY Gangnam Style a qualunque traccia venga uploadata da un utente.

L’algoritmo (a detta dell’autore ancora da perfezionare, ma che per una gran parte dei pezzi fino ad ora online dà dei risultati decisamente buoni) scompone l’audio ricevuto in singole battute: ogni battuta viene poi analizzata e confrontata con altre battute potenzialmente analoghe che compaiono nel brano. Queste informazioni vengono utilizzate per creare un grafico dettagliato di percorsi che “attraversano” la canzone passando da un beat ad un qualsiasi altro riconosciuto come simile. In questo modo, mentre la canzone è in play, quando la battuta successiva ha caratteristiche paragonabili a un’altra c’è la possibilità che la riproduzione salti ad una parte completamente diversa del brano in maniera (almeno in teoria) non percepibile. Questo processo di “ramificazione”, soprattutto per tracce particolarmente adatte (ovvero con i beat ben riconoscibili e definiti), può continuare per sempre, dando vita così ad una versione infinitamente lunga del pezzo e teoricamente mai uguale a se stessa.

The Infinite Jukebox | esempio: Feel Good Inc. by Gorillaz  The Infinite Jukebox infinite juke box example

The Infinite Jukebox | esempio: Feel Good Inc. by Gorillaz

Concludendo, l’idea in sè è geniale nella sua follia, e per apprezzarla non è necessario essere nè dei nerd nè dei musicisti di professione (anche se bisogna ammettere che se non sei almeno una delle due cose, godi solo a metà): basta lasciar girare il loop e provare a indovinare dove finirà il cursore alla prossima battuta (un trip non da poco).

A dirla tutta, volendo, si può anche interagire con la riproduzione: il cursore infatti può essere forzato a spostarsi anche con il mouse, potendo così creare il proprio “remix” in real-time, sempre ammesso di avere un po’ di orecchio e/o di senso del ritmo. Ma anche in caso non siate in possesso di uno di questi due requisiti fondamentali non scoraggiatevi: otterrete comunque quel fantastico effetto di vinile graffiato che salta e fa sempre molto, molto vintage.

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