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Guarda, sarebbe stato meglio se non mi avessi detto niente.
Davvero, non lo voglio sapere.
Taci, preferisco così.

Quante volte lo abbiamo detto, quante volte ce lo siamo detti, quante volte ce lo hanno gridato contro, quante volte lo abbiamo pensato o semplicemente (si fa per dire) ce lo siamo rimproverati?

Beata ignoranza, diceva quel poeta famoso e di poche parole.

Volevi una pillola per cercare te stesso?
Spiacenti, non le teniamo più.
Pensa se poi quello che trovi non ti piace, e devi conviverci per il resto della vita.

Perchè alla fine è sempre così: si fa qualunque cosa tranne quella che si dovrebbe fare.
E passiamo un’esistenza a non combinare altro che cercare di scansare le frecce che la legge delle probabilità (o chi per lei) ci tira addosso.
Chiaro che poi hai una paura terribile. Di tutto.
Chiaro che saresti contentissimo di non saperlo.

Ecco quindi un oppioide di ultima generazione che ci viene in aiuto in questo senso: non cancella, non fa dimenticare, non appanna i sensi o la memoria, non narcotizza il ricordo di quello che non siamo capaci di essere. Non agisce a posteriori. Colpisce a monte. Non è che l’hai dimenticato: semplicemente non l’avevi mai saputo.

Chi non capisce la differenza non potrà mai approfittare della scusa migliore per non imparare dai propri errori.

Perché qui – a scanso di equivoci e fraintendimenti – il concetto non è quello della ricerca di uno stordimento chimico per superare i propri limiti, di un’alterazione euforica per trovare il coraggio di provarci con quella là in minigonna che sta accavallando le gambe sul divanetto, di un’iperattività automatica per far chiusura e poi proseguire a ballare in spiaggia fino al mattino.

No.
Non siamo su Studio Aperto.
E comunque il Cocoricò lo han chiuso meno di un mese fa.

E’ più una questione di brioches.
Ecco, sì. Se fino ad adesso il tutto vi è sembrato troppo deprimente per una notte di fine estate in cui dovete pure fronteggiare la crisi da rientro, vedetela così: questa è la pillola per gustarsi al meglio le brioches. Perché il trucco lo sanno anche i bambini, anzi, lo sanno soprattutto i bambini. È in questo modo che le brioches danno il meglio di sé: se ci nascondi la marmellata dentro e poi te ne dimentichi, fingendo che la sostanza fragolosa che ti assale la lingua con un sapore inarrestabile sia parte naturale, integrante, della brioche stessa.

Deliziose.
Le brioches dico.
Che, guarda un po’, dalle mie parti si chiamano paste.

Perché a volte è necessario un qualcosa che ti stordisca quel che basta per godersi l’indolenza di chi viene gettato nelle cose senza considerare troppo seriamente quella fastidiosa faccenda del libero arbitrio, un qualcosa che ti faccia assaporare senza particolari rimorsi quell’insicurezza dolce che deriva dal dubbio di non aver capito (o saputo) proprio (e sempre) tutto.

Non deve (o almeno non dovrebbe essere) la norma, questo lo sappiamo.
E infatti questa è una pillola per le emergenze.
Come tutte le pillole, del resto.
Zigulì comprese.

Principio attivo i Vessels, band che arriva diretta dalla zona industriale di Leeds, West Yorkshire, Inghilterra (un posto che avresti preferito non saperlo di esserci nato, ma tant’è, riguardo a quello non possiamo ancora farci nulla) e che con il nuovo – terzo – album, Dilate, abbandona i confortevoli territori del post-rock classico degli esordi per addentrarsi in qualcosa di più elettronico, ma sempre complessamente rarefatto, avvolgente. Dilatato appunto.

Dilatato come i tuoi vasi sanguigni (blood vessels appunto) quando ti vengon quegli occhi rossi che poi l’unico dubbio che rimane è stabilire se fosse la sesta o settima canna (marijuana). Dilatato come le tue pupille quando sul tavolino di vetro è rimasto solo qualche granello e l’unico dubbio che rimane è stabilire se fosse la sesta o settima striscia (cocaina).
Dilatato come… per il resto della lista guardatevi Paura e Delirio a Las Vegas.

Ma soprattutto non spaventatevi.
Non siamo su Studio Aperto.
E il Cocoricò, nel caso non l’aveste saputo, l’han chiuso un mese fa.

Qui si parla di brioches.
Deliziose, le brioches.

Che dalle mie parti si chiamano paste, guarda un po’.


1. Intro – Citizenfour >> 00:00:00
2. Robert Del Naja & Euan Dickinson – Battle Box >> 00:00:48
3. Blank Mass – Cruel Sport >> 00:04:07
4. Caribou – Mars >> 00:11:50
5. Indian Wells – Pause >> 00:17:04
6. Jamie XX – Sleeping Sound >> 00:21:55
7. Röyksopp & Robyn – Say It >> 00:25:17
8. Scuba – Why You Feel So Low >> 00:31:35
9. Martin Gore – Brink >> 00:38:06
10. Godblesscomputers – Nothing to Me >> 00:40:45
11. Letfield – Universal Everything >> 00:44:15
12. Vessels – Elliptic >> 00:50:45
13. Rival Consoles – Recovery (Vessels Remix) >> 00:59:45
14. John Tejada – Meadow >> 01:05:35

agisce in (01:10:12)

(photo credits © Kyle Thompson)

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